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Confronto centrosinistra soft: nessuno scontro, Vendola il più diretto

Tabacci, Puppato, Bersani, Vendola, Renzi. Foto Internet

Nanni Moretti avrebbe urlato “dite qualcosa di sinistra” e non avrebbe avuto tutti i torti. Pierluigi Bersani, Bruno Tabacci, Nichi Vendola, Laura Puppato e Matteo Renzi, i cinque candidati alle Primarie della coalizione di centrosinistra, ieri sera durante il confronto in onda su Sky Tg 24 non hanno certo stuzzicato la fantasia di loro elettori. Almeno non di quelli veramente progressisti.

Hanno fatto i bravi, non si sono eccessivamente pungolati, sono stati nei tempi imposti dal format (1 minuto per rispondere alle domande del giornalista Semprini), dando sicuramente una grande prova di democrazia e serietà ai telespettatori, che finalmente hanno potuto assistere a qualcosa di ben più utile ed edificante di un banale talk show.

Ma non sono stati affatto incisivi. D’accordo quasi su tutto, hanno dato l’idea di non volersi spingere oltre per non macchiare l’immagine della coalizione con litigi e battibecchi: “Siamo più uniti del Pdl”, in poche parole.
Quando si è parlato di lavoro e della Riforma Fornero, unanime la volontà di rivedere le carte in tavola. “E’ una grave ingiustizia – ha detto Laura Puppato, capogruppo Pd in Regione Veneto – soprattutto quando parliamo di pensioni”. Il sindaco di Firenze, invece, per quanto riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile è d’accordo, meno sul resto: “Bisogna puntare di più sulla Green Economy – spiega – su Internet e sulla Semplificazione. Incrementare il lavoro femminile”. Durissimo il Governatore della Puglia: “E’ uno sfregio alla civiltà del lavoro”. Bersani guarda ai precari: “La Fornero non ha fatto abbastanza per loro”, mentre Tabacci sentenzia: “Il lavoro non si crea su decreto”.

Si passa alla dolorosa questione Fiat. Bruno Tabacci, assessore al bilancio del Comune di Milano ed ex Udc, fa la parte del “ve l’avevo detto”: “Già nove anni fa – ricorda – si poteva prevedere una situazione di mercato così difficile”. La Puppato fa un appello: “Basta col braccio di ferro coi lavoratori – invoca – e si cominci davvero con l’innovazione”. Matteo Renzi ha lo sguardo del sedotto e abbandonato: “Ingegner Marchionne, avevo creduto in lei – esclama – ma sono stato deluso e tradito. Farò di tutto per portare qui anche Toyota e Wolswagen”. Vendola, come al solito, è ben più diretto: “Io a Marchionne non ho mai creduto – ammette –  Fabbrica Italia era solo una copertina senza libro”. Il segretario dei democratici chiede: “La Fiat è in grado di produrre?”. E ipotizza nuovi orizzonti.

Matrimoni gay e adozioni. Il più prudente è Tabacci, da bravo cattolico moderato: “Ok l’estensione dei diritti – dice – ma occhio a equiparare matrimoni etero a matrimoni gay, secondo me non sono la stessa cosa. E per le adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali, parliamone”. Bersani invoca la legislazione tedesca, quella che istituisce le convivenze registrate non equiparabili a tutti gli effetti ai matrimoni eterosessuali. Quindi, niente adozione, “Ma approviamo questa benedetta legge contro l’omofobia”. Ovviamente Vendola non usa mezzi termini: “Che si cambi la Costituzione – chiede – perché l’equiparazione dei diritti dev’essere totale. Sì alle adozioni”. Renzi è già alle promesse: “Se sarò presidente – dice – entro 100 giorni verrà approvata la Civil Partnership, ovvero la legge d’ispirazione inglese che riconosce legalmente l’unione tra persone dello stesso sesso”. Ma, anche in questo caso, senza equipararle in tutto e per tutto ai matrimoni etero. La Puppato è sulla stessa lunghezza d’onda di Vendola: “Ancora ne parliamo nel 2012? – si stupisce – . Io proporrò il matrimonio gay e sono favorevole all’adozione”.

Si parla di Casta e taglio dei costi. Matteo Renzi è il più scaltro e parla per punti (oltre che per slogan): “Abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti – esordisce – abolizione di tutte le province, eliminazione dei vitalizi, istituzione di uno stipendio massimo per i manager che sia fino a 10 volte il salario più basso, nominare solo persone competenti e non avanzi di partito nelle partecipate”. Bersani, Vendola, Tabacci e Puppato difendono i finanziamenti pubblici, anche se li vorrebbero sensibilmente ridotti e regolamentati. “Vanno ridotti”, dice il pugliese. “Sono contrario”, risponde il segretario Pd. “Riduzione di un quarto”, propone il cattolico. “No alle spese per cene e immobili”, aggiunge la veneta. Che propone anche il taglio delle scorte per chi non è minacciato di morte e la sensibile riduzione delle autoblu. Tutti sono concordi sul fatto che la riduzione delle province sia stato un ‘pasticciaccio brutto’, sul bisogno di dimezzare deputati e senatori e su una maggiore trasparenza dei bilanci dei partiti: “Va fatta una legge”, ricorda Bersani.

Eccoci al “Question Time”, con un sostenitore di ogni candidato che pone una domanda a un esponente avversario. Le risposte più interessanti sono quelle di Tabacci e Bersani. Il primo sulla sua presenza nel centrosinistra: “Sono qui – spiega – perché credo si possa costituire una maggioranza che includa anche i moderati. La speranza per il futuro è l’alternativa”. “Non solo liberalizzazioni – risponde sul tema Bersani – ma anche interventi sulla moralità pubblica. Quindi contro la corruzione, a favore della lotta a Mafia e Camorra, re-istituzione del falso in bilancio, diritto alla libertà di pensiero ed espressione sul posto di lavoro, cittadinanza piena ai figli di immigrati nati in Italia”.

È sulle future alleanze che si notano le divergenze. Vendola chiude a Casini e apre alle donne e agli ambientalisti, Bersani mette l’accento sulla necessità di arginare la deriva populista e anti-europea dilagante (e non chiude affatto al bolognese), Tabacci prende ad esempio la coalizione vincitrice a Milano (moderati, democratici e vendoliani), la Puppato ricorda che non c’è ancora una legge elettorale e impiega 30 secondi per dire un timido “no” a Casini. Renzi è seccamente contrario al leader dei cattolici e annuncia la volontà di ridurre a 10 i ministri. “Non è una promessa seria”, si agita Tabacci sfruttando il diritto di replica, con la Puppato che gli fa eco.

Prima dell’appello finale, Semprini chiede a ognuno di confessare la propria figura politica o storica di riferimento. E qui, per tornare alla citazione cinematografica dell’incipit, il buon Nanni Moretti avrebbe spaccato il televisore. Pierluigi Bersani, il leader del progressismo, cita Papa Giovanni XXIII, forse per la paura di bruciarsi definitivamente i voti cattolici facendosi scappare un Togliatti o un Berlinguer. Addirittura Nichi Vendola dedica un ricordo al Cardinal Martini recentemente scomparso. Non stupisce affatto Tabacci, che nomina De Gasperi e Marcora, abbastanza scontata anche la Puppato con Nilde Iotti e Tina Anselmi. ‘Marpione’ Renzi, che alterna una figura mondiale come Nelson Mandela e una di nicchia e semi sconosciuta come la blogger tunisina Amina.

Infine, i manifesti di ognuno. “Voglio un governo unito, io ci credo. Non votate per me ma per questa coalizione”, dice molto sportivamente Tabacci. “Ci vuole un’altra idea di mondo – chiede la Puppato – e che finalmente una donna occupi cariche importanti in Italia. I giovani non devono emigrare, le donne non devono scegliere tra famiglia e lavoro”. Renzi cita Jovanotti: “Ho 37 anni e sono un ragazzo fortunato, bisogna investire sul futuro e non considerarlo la pattumiera del presente”. Vendola abbonda con la retorica: “L’Italia sprofonda nel fango della corruzione, salviamola”. Chiude Bersani: “Ci vuole un governo che cambi le cose con moralità e lavoro. E che cambi anche il linguaggio: non vi chiederò di piacervi, ma di credermi”.

LE PAGELLE

Matteo Renzi 5,5: Al di là di quanto possano far emergere i sondaggi, il sindaco di Firenze ci è sembrato troppo ‘yuppy’, strozzato dal cravattone viola e amante degli slogan. Ricorda molto il leader del centrodestra, col quale tra l’altro ha avuto modo anche di cenare insieme.

Pierluigi Bersani 6,5: Sfrutta l’esperienza, cerca di colpire nel segno parlando di lavoro e Fiat, oltre che di tagli alle spese, ma non affonda mai il colpo. In ogni caso, è risultato sicuramente positivo e determinato, anche se mai abbastanza ‘di sinistra’.

Nichi Vendola 7: Senza mezze misure, anche se un po’ troppo retorico. Va giù duro contro la Fornero e Marchionne, non ha bisogno di giri di parole per mettere alla porta Casini. Contro ogni altra analisi, a noi sembra lui il vincitore di questo confronto.

Laura Puppato 6: Senza infamia e senza lode. Non spicca di certo, fa leva sulla sua esperienza di amministratrice locale virtuosa, ma nulla di più. Tentenna troppo su Casini.

Bruno Tabacci 5: Ci si chiede cosa faccia nella coalizione di centrosinistra. Ha idee cattoliche e moderate, accoglierebbe Casini a braccia aperte se solo fosse lui a decidere e sui matrimoni gay si è visto lontano un miglio che ha fatto un grande sforzo per risultare possibilista.

Valerio Valeri

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