Economia & Lavoro

Confidi in Sicilia. “Tenere in considerazione la microimpresa”

Il vice presidente di Pmi Sicilia e presidente di Pmi Ragusa Roberto Biscotto interviene a seguito delle affermazioni dell’assessore regionale all’economia Luca Bianchi sulla riforma dei Confidi.

L’esponente del governo regionale infatti ha affermato che “il sistema dei Confidi, così com’è, non funziona” e ha annunciato che occorre “riformare drasticamente il sistema prima di rifinanziarlo”. Secondo l’assessore Bianchi, inoltre, il sistema dei Condifi in Sicilia è frammentario e occorrerebbe ridurlo come fatto in Puglia i cui Confidi “da 30 sono scesi a tre”. Per l’assessore regionale all’economia, infine, nell’isola ne basterebbero due: uno per le aziende più grandi, quelle confindustriali, e uno per le piccole e medie imprese.

Dichiara Biscotto: “Nonostante il curriculum di tutto rispetto, debbo constatare che l’assessore Bianchi non ha esperienza nell’ambito dei Confidi. Pertanto condivido l’idea di riformare il sistema dei Confidi in Sicilia ma non sono d’accordo sull’iter procedurale da lui annunciato, perché qualsiasi riforma sul settore non può non tenere conto della legge nazionale di riordino dei Confidi (art.13 legge 326/03 e successive modifiche ed integrazioni) e del testo unico bancario (d.lgs. 385/93).

Il percorso suggerito dall’assessore è stato per alcuni versi intrapreso nel passato da alcuni istituti di credito siciliani che sono stati assorbiti da grossi gruppi bancari nazionali ed internazionali perdendo in questo modo non solo il contatto col territorio ma anche la propria identità, affidando l’esito di una pratica creditizia ad un software di rating a discapito del contatto umano. Per fortuna il sistema delle banche di credito cooperativo e delle popolari non ha seguito questo percorso mantenendo una propria autonomia: non a caso queste banche sono quelle che ad oggi hanno continuato a garantire il credito alle piccole e microimprese siciliane perché è sicuro che questi piccoli istituti di credito destinano al territorio tutta la loro raccolta monetaria invece di operare in speculazioni finanziarie. Per quanto riguarda la regione Puglia a me non risulta che i Confidi siano scesi da 30 a tre: basta infatti consultare il sito della Banca d’Italia per verificare che i Confidi operativi risultano molti di più.

Sono d’accordo al fatto che il sistema dei Confidi in Sicilia è frammentario ma non si può pensare ad una riduzione a due come afferma l’assessore Bianchi perché le grandi imprese, ossia quelle con oltre 250 dipendenti, sono solo 120 in tutto il Mezzogiorno d’Italia (fonte Fondazione Ugo La Malfa) mentre le piccole e medie imprese sono circa 8 mila. L’assessore non cita assolutamente la microimpresa che in Sicilia è rappresentata da oltre 390 mila aziende iscritte alla Camera di Commercio. Quindi la frammentazione dei Confidi è dovuta alla presenza della microimpresa ed è in questo ambito che il sistema dei Confidi deve essere regolamentato rivedendo la legge regionale 11/2005.

L’assessore Bianchi dovrebbe tenere in maggiore considerazione il settore della microimpresa che è quello che regge l’economia italiana e quindi anche siciliana. Non si può pensare di prevedere un solo Confidi per 390 mila imprese perché sarebbe praticamente ingestibile. Concludo invitando l’assessore Bianchi a coinvolgere sempre l’Assoconfidi Sicilia che rappresenta ben 29 Confidi ed è quindi il soggetto più titolato ad affrontare una tematica così importante.

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.