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Cleveland, le donne venivano seviziate nella camera delle torture

Il caso Cleveland continua a rivelare particolari agghiaccianti facendo così ancor più chiarezza sui dieci anni vissuti da incubo.

Un portavoce del settore investigativo ha così spiegato «la raccapricciante brutalità delle torture che queste ragazze hanno subito lungo questi dieci anni sono al di là di ogni umana comprensione».

Infatti Ariel Castro, il mostro che ha messo in atto tutto ciò, ha allestito nella sua abitazione una camera dove effettuava le torture nei confronti delle ragazze. Una casa-prigione per dieci anni lunghi e crudi. Dopo i primi interrogatori la polizia può dare già alcuni dettagli. Si parla di “raccapricciante brutalità delle torture” subite dalle ragazze che vanno oltre ogni umana comprensione.

Le tre donne, dopo il rapimento, sono state incatenate in cantina e dopo del tempo Castro ha permesso loro di poter vivere in casa limitando comunque i rapporti tra di loro. Infatti vivevano in tre stanze differenti. Inoltre  aveva, nel corso degli anni, testato la disciplina delle ragazze facendo finta di uscire di casa così da capire se le tre prigioniere avevano provato a fuggire dalle mura di casa.  La polizia inoltre ha ritrovato una lettera scritta dallo stesso Castro in cui confessava i rapimenti e si autodefiniva “predatore sessuale”. Nella lettera del 2004: «non so spiegarmi perché ho continuato a cercare un’altra ragazza, quando ne avevo già due in possesso: sono un predatore sessuale che ha bisogno di aiuto». In realtà chi aveva bisogno di aiuto erano le povere donne che subivano tali violenze senza alcuna pietà.

Castro utilizzava catene, lucchetti e corde ed una delle tre donne, rimasta incinta cinque volte, ha raccontato alle autorità i calci che riceveva sull’addome proprio per abortire. Inoltre Castro si era segnato le date di ogni sequestro sul calendario. Ogni anno quindi festeggiava queste ricorrenze con una torta, in quanto erano gli anniversari dell’arrivo nella sua vita delle schiave. Gesto a dir poco maniacale e da brivido. Lui festeggiava quando in realtà le sue vittime subivano stupri, violenze fisiche e psichiche, oltre a calpestare la loro dignità di donne. Contemporaneamente il “mostro Castro” si attivava affinché la ricerca di Gina DeJesus non venisse sospesa e addirittura raccoglieva fondi. In realtà la scomparsa era in casa a fare la schiava delle sue perversioni maniacali. Addirittura Castro partecipò ad una veglia in onore della ragazza scomparsa, confortando e abbracciando la madre. Tanto reale quanto ancor più scandaloso e raccapricciante.

Il giudice ha fissato una cauzione da 8 milioni di dollari e il procuratore Tim McGinty ha chiesto la pena di morte.

 

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