Spazio Libero

Cisal, gli uffici Giudiziari paralizzati dallo “svuota Carceri”

Riceviamo e pubblichiamo comunicato stampa della Cisal F.P.C. – Funzioni Pubbliche Centrali.

Lo avevamo detto e ridetto e, purtroppo, così sta avvenendo. Il provvedimento c.d. “svuota carceri” inserito dal Governo in fretta e furia tra quelli di urgente attuazione senza un’efficace valutazione dei cosiddetti effetti collaterali, sta producendo una situazione ai limiti della sopportabilità che ben presto condurrà ad una paralisi dei tribunali.

Questo decreto governativo, o indulto mascherato sotto mentite spoglie per non infastidire l’opinione pubblica, che vuol risolvere “a costo zero” il problema del criticatissimo (dall’U.E.) sovraffollamento delle carceri, rischia di liberare i detenuti, rinchiudendo giudici e personale giudiziario.

Del resto non potrebbe essere diversamente considerato che in meno di un mese i magistrati di sorveglianza si sono visti seppellire, da nord a sud della penisola, da montagne di fascicoli contenenti richieste di sconti di pena e liberazione anticipata. Il numero esatto delle istanze di scarcerazioni, che avvengono nelle media di circa 200 a settimana, a quanto pare non è dato di sapere (atteso che nella fretta di varare il provvedimento non si è dato modo agli specialisti del settore di aggiornare il sistema informativo di trasmissione dati telematico delle ordinanze) ma, basta considerare che in meno di un mese in una città del sud, in Puglia, sono arrivate ben 270 richieste di liberazione anticipata a cui dovranno rispondere solo tre magistrati e che al nord, in questo caso, le cose non vanno meglio che al sud (nella sola Milano sono giunte in circa tre settimane oltre 500 richieste), per rendersi conto che il sistema potrebbe presto andare letteralmente in tilt e giungere alla paralisi. Gli addetti non riescono neppure a contare tutte le istanze presenti che già ne ricevono tante altre e, la necessità di dare priorità a quelle “speciali, le c.d. “svuota celle”, rischia di creare uno squilibrio ed un iniquo trattamento tra detenuti “in uscita” e tutti gli altri.

Come poter effettuare, in simili condizioni, vigilanza e controlli di legalità sull’esecuzione della pena. Molti potrebbero aver già guadagnato la libertà o l’accesso alle misure alternative e, benchè i magistrati facciano di tuto per evitare un pericoloso effetto deflattivo – così per come affermato dal coordinatore nazionale dei magistrati di sorveglianza, dr. Pavarin – non è escluso che ciò possa accadere, anche alla luce del fatto che non è assolutamente facile intuire quali fra le tantissime richieste, potranno dare luogo ad un effetto liberatorio del condannato e, contemporaneamente, stare attenti a chi si rimette in libertà. Molte richieste riguardano casi con un fine pena talmente lontano da non poter in nessun modo rientrare tra i benefici, ma poiché vengono comunque presentate, devono seppur velocemente essere vagliate.

Per ogni istanza va istruita la pratica, valutato l’intero “curriculum” del richiedente costituito da sentenze, relazioni comportamentali ecc…; il tutto mentre gli addetti alle cancellerie devono dare risposte alle “solite” richieste degli avvocati. Ad affermarlo, Paola Saraceni, Segretario Generale del Dipartimento Ministeri-Sicurezza-Presidenza del Consiglio dei Ministri della Cisal-Fpc, che già oltre un mese fa, in tempi non sospetti, parlando del concreto pericolo che ciò avvenisse aveva detto: “A nulla potrà servire un simile provvedimento di clemenza se non ad un temporaneo svuotamento delle carceri – che consentirà al massimo all’Italia di tamponare l’emergenza carceri e non incorrere nelle pesanti sanzioni previste dall’U.E….”

Non potrebbe essere diversamente – prosegue la dirigente sindacale – difronte a un provvedimento d’urgenza non supportato dallo studio e conseguente adozione di nuove misure alternative alla detenzione; che non tiene conto del notevole aggravio del carico di lavoro che ha già colpito il personale giudiziario di tutta Italia, causato dalla recente rivisitazione della geografia giudiziaria che ha comportato la soppressione di numerosi uffici dei giudici di pace e sedi distaccate di tribunali con il conseguente trasferimento dei grossi carichi di lavoro e dei numerosissimi fascicoli, nelle altre sedi rimaste aperte ma che, in costante sottorganico, avevano già difficoltà a smaltire l’enorme mole di lavoro “ tradizionale” esistente.

Alla luce di tutto ciò– chiosa la Saraceni – la CISAL non può che ribadire – ancora una volta e con maggior forza – la propria richiesta di un riposizionamento verso l’alto (riqualificazione) di tutto il personale di tutte le figure professioni giudiziarie oggi esistenti con adeguamento, per tutti i dipendenti, degli stipendi agli standard europei; l’immissione di nuovo personale all’interno dell’Amministrazione giudiziaria, che vada ad affiancare e coadiuvare quello già in servizio, allo strenuo delle forze e sull’orlo di un collasso psico-fisico e, infine ma non da meno, riaffermare il suo no ad una riforma della Giustizia “ A costo zero” fatta sulla pelle dei lavoratori, che non tenga nella debita considerazione una riforma/rivisitazione dell’organizzazione del personale giudiziario e dei mezzi a sua disposizione.

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