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Cipro, no al prelievo forzoso. I pericoli per l’Eurozona e l’Italia

Bandiera cipriota (foto internet)

 

Il Parlamento di Cipro ha deciso con un secco no di bloccare il piano di salvataggio proposto dall’Unione Europea che prevedeva il prelievo forzoso dai conti correnti delle banche isolane. Il piano prevedeva l’esenzione per i depositi bancari fino a 20.000 euro, fissando al 6,75% la tassazione per i conti tra i 20.000 e 100.000 euro e mantenendo al 9,9% quella sui depositi oltre i 100.000 euro. Il no al provvedimento è stato secco: 36 voti contrari, 19 astenuti e nessun sì. Cipro adesso si ritrova nuovamente in seri guai economici: il Paese versa in uno stato di bancarotta quasi irreversibile e ha bisogno di 10 milioni di euro per ricapitalizzare le proprie banche ed evitare i peggiori scenari. Ma il no di Nicosia è un segnale al Parlamento Europeo e in particolar modo alla Germania di non sottostare ad alcun “ricatto”: così ha definito questa operazione il presidente Yannakis Omiru. Il governo tedesco precisa che “finché il parlamento cipriota non avrà deciso non ci sarà alcun programma di aiuto.”

 

La situazione venutasi a creare nell’isola rischia di compromettere seriamente la stabilità dell’euro e se il provvedimento ieri fosse passato si sarebbe creato un precedente pericoloso: i conti correnti dei cittadini non sarebbero stati più al sicuro. Italia e Spagna, i Paesi che attualmente rischiano di più, per il momento non dovrebbero correre alcun pericolo, precisano gli esperti. Ma alcune conseguenze potrebbero verificarsi: se il salvataggio di Cipro dovesse contagiare i mercati, si verificherebbe una immediata crescita dello spread (il differenziale tra i titoli di Stato decennali tra Italia e Germania) che farà aumentare anche l’altro spread, ossia il guadagno che le banche derivano dai mutui con il possibile aggravio sul costo di nuovi mutui e prestiti.
In Italia si è già verificato un prelievo forzoso: nel 1992 il governo tecnico di Giuliano Amato decise di attuare questo provvedimento su tutti i conti correnti. Il prelievo era pari però al 6 per mille.

Francesco Agliata

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