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C’eravamo tanto amati: addii e polemiche nella ex giunta Lombardo

Il dimissionario governatore della Sicilia Raffaele Lombardo (foto internet)

Erano il fiore all’occhiello della sua giunta, ma con il passare del tempo i rapporti tra gli assessori tecnici e il governatore Lombardo si sono progressivamente incrinati. Gli ultimi tempi della giunta sono stati caratterizzati dai ripetuti abbandoni dei tecnici, oggi che Raffaele Lombardo non è più presidente, e il governo regionale è rimasto in carica per l’ordinaria amministrazione, continuano prese di distanza e distinguo che di certo non hanno fatto piacere all’ex governatore.

Probabilmente il dispiacere più grande per Lombardo è venuto da Massimo Russo, il magistrato a cui aveva affidato la sanità siciliana e che avrebbe visto volentieri come leader naturale del nuovo Partito dei Siciliani. L’assessore alla sanità non ha digerito la convergenza del Partito dei Siciliani sulla candidatura del leader di Grande Sud Gianfranco Miccichè e così l’ex magistrato ha lasciato la carica di vicepresidente della Regione e ha dichiarato di volersi ritirare dall’impegno politico. Quest’ultimo proposito in queste ore però pare messo in discussione: Russo sembra essersi appassionato di politica e secondo le indiscrezioni divulgate dal quotidiano la Repubblica l’ex vicepresidente sarebbe tentato di rimanere nell’agone politico tentando una corsa all’Ars nelle file della Lista Crocetta.

Se, indipendentemente dalle scelte politiche, il rapporto umano tra Raffaele Lombardo e Massimo Russo sembra salvo, non si può dire la stessa cosa per Andrea Vecchio, l’imprenditore che il governatore a giugno aveva chiamato per sostituire in giunta Pier Carmelo Russo. I conflitti tra Lombardo e Vecchio erano iniziati già a luglio quando Vecchio dichiarò: “Ho accettato l’incarico da assessore in maniera provocatoria, per mettere le mani dentro e capire perché la Sicilia non funziona. Non funziona perché ogni cosa in questa Regione si muove in funzione del clientelismo e del voto di scambio”.

Nelle settimane successive si sono poi susseguite altre dichiarazioni al vetriolo, in cui Vecchio aveva parlato senza mezzi termini di «provvedimenti clientelari assunti dal governo» invitando anche “il presidente Lombardo a non mettere più piede nel Palazzo e andare a raccogliere le arance”. Un escalation di dichiarazioni che ha portato il governatore dimissionario a revocare la nomina di Vecchio ad assessore alle infrastrutture. L’imprenditore catanese però non accolto bene la mossa di Lombardo e in una burrascosa conferenza stampa catanese ha definito il provvedimento del governatore “illegale e illegittimo” e ha ironicamente rilanciato: “presto potrei tornare a Palazzo d’Orleans e festeggeremo con un braciere di carne di cavallo o carciofi”. Vecchio non ha infatti nascosto le sue simpatie per Rosario Crocetta e qualcuno ha ipotizzato che l’ex assessore possa insieme a Massimo Russo andare ad ingrossare le file dei sostenitori del candidato di Pd e Udc.

Ma nella ex giunta Lombardo malumori e difficoltà non finiscono più. Non fa mistero delle sue difficoltà Marco Venturi anche lui ai ferri corti con il l’ex governatore. L’assessore alle attività produttive ha infatti subito la scelta di Francesco Nicosia, dirigente regionale e capo di gabinetto dell’assessore Gaetano Armao, a dirigente generale alle attività produttive, una carica che Venturi avrebbe voluto affidare al suo capo di gabinetto vicario, Pietro Bellante.

Venturi ha fatto mettere agli atti il suo parere contrario, e ha ribadito in giunta la sua contrarietà anche alla nomina di un commissario straordinario dell’Irsap, decisione assunta in sua assenza e contro il suo parere. Lombardo ha fatto muro rispetto alla posizione del suo assessore che però a questo punto sembra propenso a dire addio alla giunta.

Diversa la situazione di Giuseppe Spampinato che sembra diviso tra la volontà di mantenere il suo posto in giunta e la corsa all’Ars. Il problema per l’assessore al lavoro si pone dato che il suo partito, l’Api di Rutelli, ha deciso di mollare l’alleanza con Fli e Partito dei Siciliani per appoggiare la corsa alla presidenza di Rosario Crocetta. L’incompatibilità politica tra la carica di assessore nella giunta Lombardo e la candidatura nella lista Crocetta, nella quale l’Api confluirà per le prossime elezioni, è evidente. Spampinato ha dichiarato che si sarebbe dimesso al momento dell’ufficializzazione dell’appoggio dei rutelliani al candidato di Pd e Udc, cosa che è avvenuta nei giorni scorsi. Ma delle dimissioni di Spampinato ancora non c’è traccia.

Adriano Frinchi

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2 commenti

  1. Gli elettori siciliani dovrebbero votare volti nuovi e punire tutte queste situazioni. Basta con Lombardo, Pdl, Pdl, e il resto. Viva il rinnovameno!

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