PoliticaPrimo Piano

Catena Umana, il movimento nato su Facebook che presidia Montecitorio

Foto di Valerio Valeri

Sabato 29 settembre, di buon mattino, si sono presentati davanti a piazza Montecitorio a Roma, sede del Parlamento, con tende da campeggio e sacchi a pelo. Si sono messi lì, un pugno di persone qualsiasi, finché la sera le forze dell’ordine non li hanno mandati via.

Sono andati a dormire al Pincio a Villa Borghese prendendosi la pioggia caduta copiosa nella notte, poi sono tornati domenica e ancora lunedì. Sono gli attivisti del movimento spontaneo “Catena Umana”, nato esclusivamente su Facebook nel marzo scorso per chiedere le dimissioni in blocco della classe dirigente italiana. Solo adesso sono stanno riscontrando un pizzico d’attenzione in più, sull’onda di quanto sta accadendo a Madrid e Lisbona, dove migliaia di comuni cittadini hanno invaso i centri delle città per protestare contro la classe dirigente e i tagli delle rispettive finanziarie.

Tra i novelli “indignados” c’è chi sta rinunciando ai corsi universitari, chi cerca di giustificarsi col datore di lavoro, chi ha dovuto litigare con la moglie o il marito per spiegare la prolungata assenza. Hanno come logo la famigerata maschera di Guy Fawkes, soldato inglese giustiziato nel 1606 a Londra insieme ad altri ribelli per aver tentato di uccidere Re Giacomo I e tutto il Parlamento con l’esplosione di 36 barili di polvere da sparo.

Loro di usare la violenza non ne hanno alcuna intenzione: sono ragazze e ragazzi, padri di famiglia, signore di mezza età con un grinta di ferro, che da sabato si sono fatti la prima doccia calda lunedì sera ospitati da altri comuni cittadini di Roma, gli stessi che hanno portato loro pizza, panini, biscotti e acqua durante queste prime tre lunghe giornate di presidio.

Franco Degli Esposti, 49 anni, originario di Napoli ma residente in Lombardia, lunedì alle 2 di pomeriggio è stravolto, ha la barba lunga e gli occhi stanchissimi: “Gli italiani si sono assopiti – spiega – dobbiamo risvegliarli. Questo percorso di Catena Umana è iniziato sette mesi fa da una sola persona, che su Facebook si fa conoscere come Upf (Un Piccolo Fiore, ndR) e ha lanciato l’idea. Pian piano ci siamo conosciuti e abbiamo iniziato il presidio non violento. Chiediamo che tutti i politici si dimettano ma soprattutto che l’Italia torni ad avere una sovranità monetaria”.  Franco è sposato e ha tre figli grandi: “Per venire qui metto a rischio il mio matrimonio – aggiunge – perché mia moglie non è così d’accordo. E i miei figli si preoccupano. Senza parlare del lavoro, che sto mettendo da parte rischiando di perderlo. Io sono un ex imprenditore, ho già dovuto chiudere due negozi e una ditta, ora mi occupo di marketing ma part time, sono un precario”. L’uomo, che oltre ad essere uno dei promotori dell’iniziativa si occupa anche del servizio d’ordine durante il presidio, svela anche di minacce ricevute via web: “Alcuni di noi – dice – hanno ricevuto dei messaggi via Facebook in cui venivano minacciati di morte qualora avessero partecipato e continuato a sostenere Catena Umana. Siamo ancora pochissimi, ma diamo fastidio, ci stanno mettendo i bastoni fra le ruote”.

Ma quali sono le basi strutturali di questo movimento popolare? È qualcosa di veramente e puramente spontaneo? L’aspetto che ci ha stupito, ascoltando qua e là le discussioni nate nei vari angoli della piazza durante la mattinata di lunedì, è la difficoltà anche in questi casi per la gente nel sentirsi veramente tutti sulla stessa barca. Ad un certo punto, infatti, è nato un forte scontro verbale tra alcuni componenti di Catena Umana e Gaetano Ferrieri, il consulente immobiliare veneto che per 11 mesi ha presidiato piazza Montecitorio assieme ad alcuni sostenitori, facendo anche sciopero della fame.

Divergenze sui metodi, sulle idee, ma soprattutto sulla veridicità delle azioni svolte. Secondo quelli di Catena Umana – e non solo – Ferrieri sarebbe una specie di millantatore affetto da protagonismo (risulterebbe falso il digiuno e ci sono forti dubbi anche sull’uso di alcune donazioni di denaro ricevute dall’uomo), reo tra l’altro di aver fatto arrestare, ad aprile, un giovane che si era accampato con la tenda a fianco la sua.

Insomma, i cortei di Madrid e di Lisbona sono ancora molto lontani, soprattutto se si continuerà a perseguire uno stesso scopo con strumenti diversi e soprattutto in conflitto tra loro. La “rivoluzione” può partire anche da pochi cittadini, ma almeno che quei pochi abbiano le idee chiare.

[nggallery id=27]

 Valerio Valeri

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

2 commenti

  1. Purtroppo è vero…a Roma qualche mese fa hanno inaugurato il Trony a Ponte Milvio (il famoso ponte dei lucchetti di Moccia) che per l’occasione faceva prezzi stracciati su tutto. Bene, l’intero quartiere è andato in tilt tutta la giornata perché MIGLIAIA di persone di ogni tipo (c’erano anche tantissimi cittadini extracomunitari) si sono riversati lì per acquistare televisori, elettrodomestici e cellulari. Ne hanno parlato tg e giornali, c’è stata una forte polemica politica tra l’opposizione di centrosinistra in quel Municipio e la maggioranza di centrodestra, insomma un delirio.
    Poi c’è chi lancia un’idea del genere per difendere i propri diritti e nessuno ci va… dicono di dover lavorare, di avere famiglia, di vivere lontani.. ma per andare da Trony le ore di permesso se le sono prese.

  2. Gli italiani non si ribellano neanche quando gli mettono le mani in tasca. Guardi le foto e ci vedi poca, pochissima gente, quando invece dovrebbe essere tutto pieno… C’era più gente in coda nei negozi per l’iPhone 5…abbiamo la “democrazia” che ci meritiamo.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.