Cronaca

Caso Eternit, manager svizzero condannato a 18 anni in appello

La Corte d’Appello di Torino ha condannato il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, ex manager dell’Eternit a 18 anni di carcere per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautela antinfortunistica, aumentando così di due anni la pena inflitta in primo grado.

La Corte d’appello di Torino ha disposto anche provvisonali per 20 milioni di euro alla Regione Piemonte e di oltre 30,9 milioni per il comune di Casale Monferrato. Imputati nel processo erano i due ex manager ma dopo la morte di De Cartier, per il quale sia l’accusa che la difesa hanno chiesto il non doversi procedere, sul banco degli imputati è rimasto solo lo svizzero Schmidheiny, condannato in primo grado a 16 anni di reclusione, per il quale i pg Raffaele Guariniello, Gianfranco Colace, Sarah Panelli e Ennio Tomaselli, avevano chiesto una condanna a 20 anni di carcere.

“Sono molto stanca e non vedo l’ora che sia finita, ma sono contenta che la pena sia stata aumentata”, così Romana Blasotti, 84 anni, presidente dell’associazione familiari e vittime amianto di Casale Monferrato commenta la sentenza. Lei, che per le malattie provocate dalle polveri ha perso cinque familiari, in primo grado non aveva perso neanche un’udienza e durante il procedimento di appello che si è chiuso oggi ha cercato di essere presente il più possibile.

Commosso Pietro Condello, 67 anni, ex operaio dello stabilimento di Casale Monferrato che ha regalato una tuta dell’Eternit al procuratore Guariniello: “Perché ha fatto tanto per noi. Da quattro anni metto questa tuta. Tanti sono morti e toccherà anche a me, ma almeno mi auguro ci sia una giustizia”, ha detto commosso.

Ad attenderere la sentenza per il disastro negli stabilimenti italiani della multinazionale dell’amianto, circa 700 persone in arrivo da tutta Europa: 400 solo da Casale Monferrato da cui sono partiti 7 bus, un altro centinaio dalla Francia a bordo di due pullman, una settantina dall’Emilia Romagna. Ci sono anche i minatori della Lorena e altre delegazioni europee.

Nella maxi Aula 1 del Palagiustizia, al primo banco a fianco del procuratore Raffaele Guariniello e del pool di magistrati che ha condotto l’inchiesta, anche il procuratore generale di Torino Marcello Maddalena e il procuratore capo Giancarlo Caselli . Fuori dal Tribunale uno striscione appeso alle ringhiere, scritto in francese, parla chiaro: “Shmidheiny ti aspettiamo anche in Svizzera” (Adnkronos)

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