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Caso Crocetta: giornalisti dell’Espresso indagati per calunnia

Piero Messina e Maurizio Zoppi, giornalisti de L’Espresso autori dell’articolo sulla presunta intercettazione tra il governatore Rosario Crocetta e il medico Matteo Tutino, sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo. Messina è indagato per calunnia e pubblicazione di notizie false, Zoppi soltanto per questo secondo reato. Entrambi, sentiti dai pm in presenza dell’avvocato Fabio Bognanni, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Ma questa intercettazione c’è stato o no? E se c’è stata perché tanta segretezza? Se non c’è stata, bufala dei cronisti o anche loro vittime di false notizie?
La vicenda si infittisce e diventa seria. Perché dipende dall’esito delle indagini il destino di due colleghi, e l’eventuale sicurezza delle informazioni. Oltre all’eventuale rivalsa e trionfo che canterebbe Rosario.
Di certo, se questa intercettazione ci fosse, la Procura avrebbe anche a che fare con chi l’abbia diffusa. Infatti il nocciolo della questione in questo caso  si sposterebbe nel terreno della non ufficialità dell’intercettazione. E da qui sull’importanza e la opportunità, per altro tornata all’ordine del giorno della politica con la presentazione di un emendamento, delle intercettazioni “rubate”, siano esse ambientali o telefoniche, cioè quelle captate senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
C’è chi, come il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, si schiera a favore delle intercettazioni ‘rubate’ e spiega che la registrazione non autorizzata sia servita più volte a fare arrestare gli uomini del pizzo andati a chiedere i soldi all’imprenditore di turno che, sotto la spinta della “legittima difesa”, ha registrato le parole del suo aguzzino.
Diversa però la situazione dei due cronisti, soprattutto di Messina, accusato da Crocetta di aver tramato contro di lui per vendicarsi del licenziamento dall’ufficio stampa della Regione.  Infatti, è una questione bollente il solo sospetto dell’utilizzo dell’intercettazione per interessi privati.

Nel frattempo, i legali di Tutino, Giovanna Livreri e Daniele Livrer, in un comunicato stampa annunciano  “Con riferimento alle attuali notizie di stampa, inerenti lo stato di indagati dei cronisti de L‘Espresso, Piero Messina e Maurizio Zoppi, autori dell’articolo che attribuisce sinistramente al nostro assistito dr. Matteo Tutino, malevoli intenzioni nei confronti dell’allora Assessore alla salute, dr.ssa Lucia Borsellino, si rileva come le gravi ipotesi accusatorie formulate dalla Procura di Palermo nei confronti dei suddetti cronisti, per calunnia e pubblicazione di notizie false e diffamazione a mezzo stampa ed il loro atteggiamento processuale, confermano le accorate ed intense smentite rilasciate dal nostro assistito dr. Tutino, a mezzo i suoi legali, sin dal primo momento e la sua posizione di persona gravemente diffamata e danneggiata da questa inquietante e terribile vicenda unitamente alla sua famiglia. La storia della falsa e infamante frase attribuita al nostro assistito, e ripetutamente pubblicata e ripresa da tutti i media nazionali ed esteri, lascia intravedere sinistri e indecifrabili scenari di conflitti di potere, di cui il nostro assistito è stato utile strumento passivo, a fronte di una verità elementare: il dr. Matteo Tutino, mediaticamente lapidato, non ha mai pronunciato le parole pubblicate da L‘Espresso. Siamo in presenza di un’azione altamente criminale commessa con il mezzo della comunicazione di massa in danno ad un uomo innocente”.

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