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Carcere ai giornalisti: il Senato dice sì

Alessandro Sallusti. Foto Internet

Niente da fare per Alessandro Sallusti. Con ogni probabilità, tra il 18 e il 24 di questo mese, in seguito alla sentenza d’appello sul processo per diffamazione che lo vede imputato, il direttore de Il Giornale andrà in carcere per un anno.

Il Governo, su pressioni del Pdl e anche del Pd, aveva tentato in extremis di far passare un disegno di legge che evitasse la galera per i giornalisti, aumentando le pene pecuniarie per gli autori di notizie diffamatorie e per i loro editori. La votazione è stata però sospesa per via di un emendamento presentato dal senatore leghista Sandro Mezzatorta.

L’emendamento è stato appoggiato da Lega e Api (Alleanza per l’Italia) che hanno chiesto il voto segreto, circostanza scatenante ira e sorpresa. I 131 sì con cui è passata la norma (90 contrari, 20 astenuti) hanno infatti generato contestazioni bipartisan sulle modalità di votazione. Per Maurizio Gasparri (Pdl) “è discutibile nascondersi per mantenere la possibilità della detenzione per i giornalisti”, mentre Enrico Letta (Pd) invita i colleghi ad avere “il coraggio di dire apertamente cosa vogliono fare”.

Dura anche la condanna dell’ordine dei giornalisti: “È un voto vergognoso quello dei parlamentari – dichiara il segretario della Fnsi, Franco Siddi -. Nascondendosi dietro il muretto a secco del voto segreto, hanno raccolto quei malpancisti i quali ritengono che la libera stampa debba essere punita e trattata con il pugno di ferro. A questo punto è del tutto evidente che non ci può essere una nuova legge coerente con la giurisprudenza europea e che questo progetto di legge non possa andare avanti.

Vige dunque una generale rassegnazione, confermata dal diretto interessato, che, amaramente ironico, twitta: “Mi sento meno solo. Con la legge approvata dal Senato a San Vittore finiremo in tanti”.  Intanto, il sito del Giornale di Sallusti esprime, a suo modo, solidarietà al suo direttore denominando “vigliaccata” i fatti di Palazzo Madama. Dove oggi, alle 12.30, il Senato proverà a portare avanti il disegno di legge che, in merito a un delicato conflitto tra onorabilità del diffamato e libertà di parola, tuteli almeno la libertà fisica dei giornalisti italiani.

Andrea Cumbo

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2 commenti

  1. Insomma, Vendola è stato assolto dall’accusa di aver abusato della sua posizione per riaprire i termini di un concorso per primario. Eppure è innegabile che li aveva riaperti e ha consentito a un suo amico di diventare primario di un ospedale pugliese.

    A breve la PM Susanna De Felice che ha assolto Vendola, diventerà ONOREVOLE eletta nelle liste PD o SEL fate voi. La stessa carriera del suo amico ex PM Gianrico Carofiglio diventato senatore Pd, che comunque potrà contare sulla PM (moglie) Francesca Pirrelli. PM = Pubblico Ministero.
    POVERA ITALIA

  2. Vigliacchi è dire poco, la cosa, anzi, una delle tante cose che mi infastidisce è sentire che, nonostante tutto, quei villani, vecchi parassiti, ritengono giusto farsi chiamare ‘onorevoli’. Che ne sanno di onore quelli? Ciò che è successo ci dà una chiara immagine di come funziona il governo; quello che interessa a loro passa, in segreto, a velocità sorprendente, mentre le cose davvero utili, come una legge anticorruzione (che in questo paese servirebbe più di ogni altra cosa), chissà come mai, ha sempre qualcosa che non piace a tutti, oppure, visto anche il caso recente, una legge sull’omicidio stradale, o ancora, una bella messa a punto sui rimborsi parlamentari ed il loro vitalizio osceno e che offende la dignità degli onesti lavoratori! E sottolineo ‘onesti’, parola che ai nostri pagliacci in parlamento risulta priva di significato. Ho solo 26 anni, e sono già stanco di questo marciume, ogni giornale, telegiornale o sito che parli di politica che vedo mi provoca la nausea quando si tratta di politica. Tutto quello che ho capito è che la legge, fatta dai delinquenti, non serve, ci vuole la forca, e spero di vedere giustizia presto, la vera giustizia.

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