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Cappello (M5S): “Si pubblichino contratti, trattamento economico e mansioni dei funzionari Ars”

Ieri il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, ha riferito in conferenza stampa che per i funzionari di Palazzo dei Normanni che “subiranno” il taglio degli stipendi fino ad un tetto massimo di 240 mila euro “non v’è obbligo di timbrare il cartellino né di firmare ingresso ed uscita”. Ebbene, per saperne di più, il Moderatore ha chiesto ragguagli a Francesco Cappello, capogruppo del Movimento 5 stelle all’Assemblea regionale.

“Sono esterrefatto. Non c’è obbligo per loro di timbrare il cartellino? Bene, se questa notizia fosse vera, visto che a noi non è dato sapere questo particolare come tanti altri fatti che si verificano all’interno del Palazzo, dove la trasparenza pare essere un concetto puramente astratto, sarebbe un fatto grave. Già, il tetto da 240 mila euro ci sembra alto, in considerazione pure del fatto che il prefetto Aronica ha espresso parere favorevole in merito alla riduzione fino a 160 mila euro degli stipendi dei regionali e dei direttori delle società partecipate. Mi pare che Ardizzone si sia fatto un autogol, perché ha perso un’occasione per equiparare i dipendenti dell’Ars con quelli della Regione. Riconosco che pure 160 mila euro sono tanti, soprattutto in questo particolare momento storico, dove la gente “normale” perde il lavoro”.

Il presidente Ardizzone qualche giorno addietro aveva manifestato il timore che il commissario dello Stato potesse impugnare l’articolo inserito nella Manovrina…

“Non l’ha fatto, quindi, oggi avremmo due dirigenti uno dell’Ars, l’altro della Regione che andranno a due velocità differenti”.

Ma la questione non è solo questa. Questi funzionari non devono dimostrare la loro presenza nel posto di lavoro a nessuno, mentre i colleghi dell’amministrazione regionale devono al contrario dimostrare di dovere lavorare almeno 38 ore settimanali a prescindere dal raggiungimento dei loro obiettivi. Insomma, all’amministrazione poco importa se impiegano anche 50 ore per raggiungere gli obiettivi, intanto fissa loro un monte ore.

“Ribadisco, intanto si deve verificare se questa faccenda sia vera, poi, dato che si parla di cifre davvero rilevanti è necessario che si ponga una verifica. Da quel che mi risulta ci sono dei turni diurni e notturni al fine di mantenere la continuità di apertura, perché è vero che a volte si rimane a palazzo fino a tarda ora. Certo è che rispetto a quanto guadagnano…Le cose sono due: o si sta commettendo un abuso perché stiamo andando oltre lo statuto dei lavoratori oppure lo statuto non si applica a determinati tipi di lavoratori che beneficiano di privilegi o sono sottoposti ad un caporalato, come avviene con i ragazzi di colore che lavorano nelle campagne. Però è chiaro che faremo una verifica.

Ma Ruggirello ha detto, sempre ieri, che “gli uffici lavorano da lunedì al venerdì, vanno oltre il monte di 40 ore settimanali , hanno un’ora di pausa pranzo e poi ci sono le fasce di commissione e nei giorni d’Aula non c’è un orario ben determinato”.

“Benissimo, ma questo punto visto che non hanno l’obbligo di timbrare il cartellino, cosa cui sono esenti solo i magistrati ed i pubblici ministeri ma quelli fanno un lavoro completamente differente e con differenti responsabilità, da dove si evince il calcolo delle ore? Ora ci aspettiamo che Ruggirello pubblichi il contratto di lavoro al quale questi lavoratori fanno riferimento, con indicazione del trattamento economico e le mansioni svolte. Altrimenti tutto rimane nell’alveo di una discussione sterile fatta senza punti di riferimento certi, la trasparenza esige il dovere della documentazione”.

Marina Pupella

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