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Cancellieri – Ligresti, l’ennesimo caso di malapolitica

La famiglia Ligresti, originaria di Paternò, è famosa sia in campo commerciale sia in campo giudiziario. Salvatore Ligresti è un noto imprenditore (uno degli uomini più ricchi d’Italia), ma la sua notorietà non si lega soltanto a questo.

L’imprenditore durante i decenni ha accumulato un gran numero di condanne e di indagini a suo conto. Ricordiamone qualcuna: nel 1986 Ligresti è coinvolto nello scandalo delle cosiddette “Aree d’oro” per cui la magistratura aprì un fascicolo che si concluse con l’archiviazione, nel 1992 venne indagato e poi arrestato durante il processo mani pulite nell’ambito dello scandalo di Tangentopoli con l’accusa di corruzione ai fini di aggiudicarsi gli appalti per la costruzione della metropolitana di Milano e per le Ferrovie Nord. Con la condanna definitiva, che arrivò nel 1997, perse il diritto di ricoprire incarichi nelle proprie aziende; per questo motivo gli susseguirono i figli. Agli inizi dell’attuale decennio due inchieste della procura di Milano vengono aperte per il caso Unipol-Fonsai. Nel 2012 viene aperta l’inchiesta per falso in bilancio e ostacolo all’attività di vigilanza. L’arresto arriva il 17 luglio 2013 con ordine della procura di Torino i reati sono: falso in bilancio e manipolazione del mercato. Nella stessa inchiesta sono coinvolti anche i figli di Ligresti Giulia Maria, Jonella e Paolo, quest’ultimo divenuto improvvisamente cittadino svizzero (da solo 21 giorni) evita l’arresto.

È un caso che ha quindi diversi precedenti e per cui non si lascia molto spazio all’immaginazione, ma quello che a questo punto lascia a bocca aperta l’Italia è il coinvolgimento del Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. Da sempre la donna intrattiene stretti rapporti con la famiglia Ligresti, in particolare con Antonio, fratello di Salvatore, “un’ amicizia che va avanti da trent’anni” – spiega la Cancellieri-, ma lo scandalo si apre quando lo zio di Giulia chiama il Ministro avanzando la richiesta di aiutare la nipote ad essere scarcerata. Il Ministro non tenendo conto dell’importante ruolo rivestito parla ai due vice capo di dipartimento del Dap per “sensibilizzarli” sulle condizioni di salute della donna, che da diversi giorni si rifiutava di mangiare e negli anni precedenti aveva sofferto di anoressia. E come per incanto, nonostante il 17 agosto il giudice per le indagini preliminari avesse respinto la domanda di trasferimento ai domiciliari presentata dagli avvocati di Giulia Ligresti, il 28 agosto l’imputata viene trasferita agli arresti domiciliari, undici giorni dopo la chiamata dello zio Antonio Ligresti al Ministro Cancellieri.

Ricordiamo un attimo la denominazione del Ministero ricoperto dalla Cancellieri: Ministero della Giustizia. Dovrebbe essere più che chiaro al Ministro che “tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge” e che un’amicizia non giustifica affatto un favoreggiamento. Il Ministro ha spiegato in seguito all’accaduto, tentando di giustificarsi: “Bisogna spiegare bene il concetto di amicizia: amicizia è una parola importante, a volte viene confusa con conoscenza che è un’altra cosa. Non ho mai negato di essere molto amica di Antonino Ligresti da 30 anni, è un amico di famiglia”.

Forse non è ben chiaro al Ministro che proprio lei con il ruolo che ricopre dovrebbe essere obbiettiva davanti a un’accusa e assumere un atteggiamento super partes davanti alla legge e ad una conseguente condanna.

Successivamente la Cancellieri ha detto secondo quanto riportato nel verbale da Vittorio Nessi, titolare insieme a Marco Gianiglio dell’inchiesta sul falso in bilancio, di avere a cuore la salute dei carcerati. È palese che aveva a cuore la salute della carcerata, ma di una sola. I politici dovrebbero essere i porta bandiera della moralità (quella vera) e dell’etica, ma si rivelano continuamente inadeguati al ricoprimento di importanti cariche come queste, l’incarico pubblico ricoperto porta con sé un carico profondo che non può essere ignorato per così poco.

Schiariamo un attimo le idee a tutti i Ministri che forse spesso dimenticano le parole pronunciate durante il giuramento prima di poter svolgere le proprie funzioni: ”Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.

Ornella Caiolo

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