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Bullo vs Maestra: il primo vince, la seconda condannata

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Una decina di anni fa, in una scuola media di Palermo. Un mio compagno, dal carattere irrequieto, comincia a prendere a parolacce l’insegnante di Educazione Tecnica. Questo si arrabbia e gli lancia contro il registro delle presenze.

Il ragazzino, vinto nell’orgoglio, chiama i genitori che accorrono in classe. Una volta che il professore racconta l’accaduto, la madre ‘dà il resto’ al proprio figlio…

A distanza di un decennio, a quanto pare, le cose sono radicalmente cambiate. Come pubblicato ieri, la professoressa Giuseppina Valido – adesso in pensione – è stata condannata a 15 giorni di carcere per avere punito un proprio alunno, reo di avere impedito ad un altro ragazzino di entrare nel bagno dei maschi: “Tu non puoi entrare qui, sei gay, sei una femminuccia“, avrebbe detto lo studente.

La professoressa, messa a conoscenza del fatto, per punizione, ha costretto il ragazzo a scrivere su un quaderno per 100 volte: “Sono un deficiente“. Cosa che non è affatto piaciuta al genitore dello studente che ha querelato l’insegnante e ieri la Cassazione ha messo la parola fine a questa vicenda, condannando la maestra.

Una sentenza che lascia sbigottiti e che offre un’ulteriore prova su come sia cambiato – in peggio – il sistema educativo nelle scuole italiane, ormai sempre più alla mercé dei vizi degli alunni e del laissez fare dei genitori ‘sessantottini’.

Nelle nostre scuole, infatti, non si dovrebbe ‘solo’ puntare alla formazione culturale degli alunni ma alla loro educazione e le ‘punizioni’ – naturalmente non fisiche – ci stanno. Perché, in virtù della decisione della Cassazione, il ragazzino ‘bullo’ ha vinto ed ha imparato come lezione che non solo può proibire ad un compagno di non entrare in bagno ,mosso da un sentimento di ‘omofobia’ ai primordi, ma che l’insegnante non ha il diritto a rimproverarlo.

Come ha giustamente sottolineato la professoressa dopo aver appreso la sentenza: “Non era questa la tutela che mi aspettavo dallo Stato. Dopo questa sentenza qualunque insegnante sarà alla mercé del primo genitore infuriato. E poi mi chiedo che messaggio si dà ai ragazzi?”

Non esiste più la scuola di una volta…

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6 commenti

  1. per quanto trovi esagerata la condanna (avrei fatto scrivere alla maestra “non sono capace di sgridare in modo competente”), disapprovo totalmente il tipo di comunicazione messo in atto.
    è vero come scrive fabrizio che sono due messaggi bulli: 1) sei gay 2) sei deficiente.
    L’atto è de-ficiente, è come tale andava o punito o diventare occassione di una ramanzina. In altre parole se avesse fatto scrivere anche 300 volte: prendere in giro un compagno perchè gay è un comportamento sbagliato e discriminante, nessuno avrebbe avuto a che appellarsi..

  2. La condanna é stata super giusta, La maestra non si é comportata come una professionista. Ha fatto la bulla pure lei.

    A scuola si va per imparare e non bisogna sorprendersi se gli alunni non sanno qualcosa, se sapessero giá tutto non avrebbero bisogno di andare a scuola.

  3. Anch’io, in età scolare, ho subito il bullismo e la stupidità di alcuni compagni…. E sono, nello stesso tempo, uno che ha subito punizioni “sproporzionate” da parte di alcuni insegnanti, che ancora ricordo… Ma quello che apprendo da questo caso è veramente fuori da ogni aspettativa… Condannerei innanzitutto i genitori del bulletto (futuro mafioso di domani) e poi vorrei che chi di dovere attenzionasse il catastrofico operato del giudice, che, come ho già espresso altrove, ha oltraggiato prima il buon senso e la coscienza nazionale, e poi la lingua italiana, visto che “deficiente” viene dal latino “deficere” (mancare di qualcosa, “deficit” di qualcosa)… Qualunque altro significato si voglia dare, esso non è insito nella parola. insito nel

  4. I genitori di oggi, messi di fronte alle responsabilità dei figli, spesso li difendono a spada tratta. I miei genitori ai colloqui con i professori sentendo che andavo bene a scuola si meravigliavano dicendo loro “ma come fa, visto che non studia mai?” 🙂

  5. Esprimo la mia più piena solidarietà all’insegnante, la cosa che le rimprovero è una sola: a quel ragazzo male educato dai genitori avrebbe dovuto usare maniere più forti per insegnargli l’educazione, con dei bei ceffoni sulla faccia e delle belle pedate in culo.
    Ai giudici che hanno emesso questa sentenza, forse avranno applicato anche la legge, sbagliata, dico che sono dei grandissimi incoscienti, hanno piantato nella società scolastica un seme malato.

  6. sono un’ ex insegnante ,ammettendo che il tipo di puninizione assegnato dall’insegnante al ragazzo sia obsoleto e forse neanche tanto educativo,ma ia sentenza della Cassazione è stata veramente disastrosa ,per gli effetti che ha avuto sulla classe intera.L’insegnamento che deve dare un docente non deve essere limitato ad informazioni culturali ,ma soprattutto deve formare la nuova società con cittadini onesti e rispettosi del loro prossimo.
    In poche parole la pezza è peggio del buco.

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