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Bufera su Crocetta: “Vogliono le mie dimissioni”

“Non c’è dubbio. C’è stata un’azione di dossieraggio contro di me. Mi hanno distrutto, ucciso, perché è questo che volevano: farmi fuori, eliminarmi. Ci stavano riuscendo, ma tutto sta diventato chiaro e lo diventerà ancora di più. Palermo è un tritacarne, lo sapevo e ne ho la conferma”. E’ quanto afferma in una intervista a Repubblica il governatore della Sicilia, Crocetta. Che della lotta alla mafia aveva fatto il suo cavallo di battaglia, ma che ora si sta rivelando un cavallo di Troia. E vere o non vere le intercettazioni, sta di fatto che era stato profetico qualche giorno fa Manfredi Borsellino, quando aveva detto al giornalista della Stampa: “Mia sorella ha parlato di antimafia di facciata […] Io penso che le parole di mia sorella dovrebbero aprire un dibattito, ma non tocca a me farlo”. Era una denuncia, poco celata, che seguiva le dimissioni della sorella, Lucia, da assessore regionale alla Sanità. Una carriera di tre anni segnata da alti e bassi, ma soprattutto da ostacoli, tagli e buchi.

Un’ escalation di polemiche iniziate con l’indagine e l’arresto  dell’ex primario di Villa Sofia, Matteo Tutino, e che dopo una serie di indiscrezioni sui rapporti ‘professionali’ con il presidente Crocetta, si è arrivati all’apice con le intercettazioni ‘infelici’ riportare dall’Espresso: “Lucia Borsellino va fatta fuori. Come suo padre”. Tutino al telefono con Crocetta.
L’immediato sconcerto di tutta l’opinione pubblica, “Mi vergogno per loro” il commento gelido di Lucia Borsellino. Seguono le telefonate di  solidarietà da parte di Renzi, Mattarella e Boldrini. Nessuno si è dispensato dal commentare, i social si sono riempiti di post, decine i comunicati giunti ai giornali e le telefonate a Lucia Borsellino.
E poi il Crocetta Gate, il presidente che in un primo momento non “ha sentito le parole” dell’amico medico, poi  la smentita dalla procura di Franco Lo Voi e Leonardo Agueci e L’Espresso che riconferma le parole riportare dall’intercettazione del 2013. Al via al ping pong mediatico, tra vero e falso, mafia e antimafia, alle porte del 23°anniversario della morte del magistrato.
Ne esce un presidente della Regione sotto choc, in lacrime, che da carnefice diventa vittima, “Sono vittima di dossieraggi, di un gioco volgare che mi offende”.Ma al ruolo di vittima, Crocetta, ci ha abituati. La ‘ricerca di scheletri nell’armadio’ durante la sua campagna elettorale nel 2012:  “Mi si rimprovera di essere stato amico di infanzia  un boss che a Gela abitava vicino a casa mia” raccontava. L’inizio della sua avventura con una giunta regionale nata per essere una ‘giunta di rottura’,  che però ben presto si è trasformata in uno sfascio: incarichi revocati, impasti e super impasti per incomprensioni con il governatore che a portato la giunta siciliana ad avere il record di rimpasti.  E poi ancora sotto le luci dei riflettori per la vicenda E-service, il Presidente e Antonio Ingroia, accusati di danno erariale e abuso di ufficio per un deficit lasciato dall’amministrazione passata. E dulcis in fundo Rosario vittima di omofobia :”Questa non è una direzione come le altre. – riferendosi alla direzione del Pd alla quale è intervenuto il governatore siciliano –  Ma in questi giorni ho letto attacchi riferiti alla mia omosessualità”.
Eppure non  ha trovato vittime alle sue ‘scivolate’ amministrative che prevedono un buco di 9 miliardi di euro alla fine del 2015.
Due anni e mezzo di fallimenti che dividono il Pd sulle dimissioni di Crocetta, e lui denuncia:  “Vogliono le mie dimissioni. Vogliono uccidermi. Posso dare le dimissioni anche lunedì”.
Intanto si ‘autosospende’, e cambia momentaneamente il vertice, ad interim la guida della Regione è stata affida data a Barldo Gucciardi, in attesa di tornare alle urne, o che cambi qualcosa?

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