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Botero: presentata a Palermo “Via Crucis, la pasiòn de Cristo”, unica tappa italiana della mostra

foto di Paolo Pace

Dice di non essere una persona religiosa il grande Fernando Botero, ma “di avere un grande rispetto per questa tematica che è stata fondamentale nella storia dell’arte”. Tuttavia, nella sua Via Crucis, la pasión de Cristo, raffigurante le tappe della passione e della morte di Gesù Cristo, affiora una forte sensibilità, che non è solo quella dell’artista, mista ad una devozione non esteriorizzata rispetto ad un rito molto ricorrente nell’arte, almeno fino al sedicesimo secolo, e poi quasi scomparso nei secoli successivi.

Il maestro di Medellin ha inteso rivisitare in chiave moderna, attualizzandola, una liturgia antica “cercando di mescolare la verità storica con alcune libertà, come ad esempio l’uso di personaggi contemporanei collegati all’immagine di Cristo”, spiega il pittore colombiano.

Ora i suoi 27 dipinti ad olio e 17 disegni, tutti dedicati al martirio del Salvatore, dopo aver fatto tappa a New York, Medellin, Lisbona e Panama, approdano a Palermo, nelle splendide Sale di Duca di Montalto di Palazzo dei Normanni, dove potranno essere ammirati a partire da domani e fino al 21 giugno, fine settimana e festività comprese.

La mostra, promossa dall’Assemblea regionale siciliana, dalla Fondazione Federico II e dal museo Antioquia col patrocinio dell’ambasciata colombiana in Italia, è stata presentata stamani in conferenza stampa dal numero uno di Sala d’Ercole, Giovanni Ardizzone, dall’ambasciatore della Colombia in Italia, Juan Sebastian Betancur, dal direttore del museo, Ana Piedad Jaramillo Restrepo e della direttore generale della Fondazione, Francesco Forgiane.

“Un evento importante per la città e per la Sicilia- ha detto Ardizzone ai cronisti- ospitare le opere del maestro Botero ed in particolare il ciclo legato al tema della Via Crucis rappresenta un significativo momento per la crescita e la diffusione della cultura nell’Isola. C’è un grande interesse per questa esposizione, più che per la Finanziaria- scherza il presidente dell’Assemblea- questo a sottolineare che i cittadini hanno fame anche di cultura. La nostra isola, da sempre crocevia di mondi e tradizioni apparentemente inconciliabili, è luogo millenario di sinergie culturali tra popoli e paesi mediterranei, e adesso, nel caso della mostra di Botero, tra la Colombia e l’Italia. Fernando Botero rappresenta oggi una delle massime espressioni dell’arte contemporanea mondiale- ha concluso- le sue opere testimoniano una continua e profonda riflessione sul mondo, dove gli eventi hanno come fulcro narrativo l’uomo con le sue azioni, ridimensionando il ruolo del potere, spesso rappresentato come esempio di goffa quanto futile manifestazione dell’egoismo umano”.

E in effetti, nel dipinto “La via dolorosa”, ritrae quasi sbeffeggiandolo il soldato che colpisce Gesù mentre reca la croce. Un militare che sveste gli abiti del romano per indossare la divisa del franchista. Molto preponderante la rappresentazione del male, personificata da soggetti le cui forme appaiono molto ridotte rispetto a chi il male lo subisce: la vittima, che nella fattispecie è il Cristo. Fra tutte le opere del ciclo, quella che secondo l’artista rappresenta al meglio lo spirito del sacrificio della Via Crucis è “indubbiamente la Crocifissione come simbolo della cristianità. Ne dipingo diverse versioni- dice Botero, che all’inaugurazione non sarà presente ma che attraverso una lettera ringrazia il presidente dell’Ars per aver ospitato l’esposizione- ogni qualvolta cercando di dire qualcosa di diverso”.

A chi gli contestava che i suoi soggetti sono esageratamente obesi, Leonardo Sciascia in primis, che nell’’88 li definì pure “privi di affanno, rapacità, perversità e per nulla comici, simbolo della stupidità moderna”, l’artista risponde di non “dipingere gente grassa. Tutto quelo che faccio, animali, nature morte, paesaggi, sono sempre volumetrici. Esprimo con particolare interesse il volume, come tanti pittori italiani dei secoli XV e XVI. Poiché l’arte è sempre esagerazione, il mio lavoro è esageratamente volumetrico, tentando di esaltare la sensualità e la plasticità della forma”.

Per Ana Piedad Jaramillo Restrepo “le opere di Botero raccolte per l’esposizione rappresentano una svolta nella carriera dell’artista. Tra le caratteristiche principali della serie, il fruitore abituale dell’opera di Botero troverà la consueta maestria nell’elaborazione della composizione e dei colori, tuttavia ravvivata e resa più incisiva dal contrasto con l’asprezza che accompagna l’elaborazione del tema della sofferenza di Cristo. Compaiono ancora una volta i riferimenti a capolavori dell’arte universale e ad altre opere di Botero, insieme con personaggi antichi e moderni gli uni accanto agli altri e alla combinazione di scenari tratti dal passato e spazi contemporanei.

A rimarcare la rilevanza della mostra a Palermo anche Francesco Forgione: “Per noi si tratta di una nuova tappa nel nostro percorso di sviluppo e crescita della promozione artistica e culturale da offrire alla Sicilia. Il Palazzo Reale, con la sua Cappella Palatina, da sempre rappresenta il luogo-simbolo dell’incontro e del dialogo tra popoli, identità e religioni diverse. Qui il Mediterraneo – che da sempre nella sua storia ha visto alternarsi momenti di pace e dialogo a sanguinosi conflitti – attraverso l’arte ci ha lasciato le tracce straordinarie dell’incontro e della contaminazione tra le sue storie e le sue culture. E oggi, sotto le nubi scure del terrorismo fondamentalista, del ritorno alle guerre di religione e di fronte al nuovo esodo biblico di chi giunge sulle nostre coste in fuga dalla paura e dalle violenze, tutti – laici e cattolici, credenti e non credenti – sentiamo il bisogno di un altro Dio”.

La Fondazione Federico II ha realizzato per l’evento un sito dedicato (http://www.boteroapalermo.it/) dove è possibile trovare tutte le informazioni di carattere artistico, logistico ma anche tante curiosità su Fernando Botero.

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