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Benigni: la Costituzione Italiana è la legge del desiderio

Roberto Benigni (foto internet)

È stata la celebrazione della morte della seconda repubblica. Una celebrazione in grande stile, con un pubblico delle grandi occasioni. Rai uno ha adempiuto al proprio ruolo di rete dedicata al servizio pubblico per mettere in scena una lezione sulla nostra costituzione, sulla sua genesi e sui suoi contenuti. Sulla costituzione più bella del mondo, come è stato detto da molti, una costituzione presa a modello e studiata per la complessità e completezza della propria struttura e per la rilevanza dei principi in essa contenuti.

A salire in cattedra è stato Roberto benigni, che con la sua solita verve e a tratti il suo linguaggio poetico ha commentato i primi articoli della carta costituzionale.

La costituzione: questa sconosciuta. Ci si dovrebbe chiedere innanzitutto il perché si senta la necessità di spiegare con uno spettacolo televisivo la propria carta fondamentale agli italiani. Negli stati uniti fin dalle scuole elementari i bambini imparano a conoscere la propria costituzione, la studiano, la interpretano perfino nelle recite di fine d’anno.  In qualsiasi telefilm, o commedia c’è sempre un riferimento alla costituzione degli stati uniti o un rimando anche passeggero alla carta dei diritti o agli emendamenti.

È un paradosso: gli italiani anche scherzando, fanno ricorso alla frase: mi appello al primo emendamento, ho il diritto di non parlare. E la nostra costituzione? Quella che dovrebbe essere e che è la base del nostro vivere civile? La conosciamo? La risposta è no.

La costituzione non viene studiata, se non in rari casi, perché la famosa educazione civica è una materia che troppo spesso viene snobbata, che viene considerata di serie b, non comprendendo che è proprio a partire da questa che ognuno di noi può vivere il suo ruolo di cittadino.
C’era bisogno di Benigni per far rivivere la nostra costituzione.

I riti, il malaffare, le false credenze di cui si è nutrita la politica degli ultimi venti anni sono stati paragonati, dal comico toscano, agli accadimenti medievali. Senza risparmiare sarcastiche battute sul cavaliere e i suoi alleati, Benigni ha tratteggiato la fine del periodo storico e politico appena trascorso. Unica luce che sopravvive al Medioevo è la costituzione, alla quale ognuno di noi deve attaccarsi in questo momento di crisi e smarrimento. Un faro nella notte, che deve essere guida a ogni cittadino, che deve ritrovare in essa il motivo stesso del suo vivere civile e di fare politica. La politica, la grande politica che deve guardare lontano, che deve essere motore della società. La politica è secondo Benigni la linfa della società, il fare politica non deve essere soltanto un diritto, ma un dovere, dovere in primo luogo morale di ogni uomo.

Andare a votare per non essere sudditi, ma cittadini, per poter dire la propria parola ed esercitare in tal modo effettivamente la democrazia, per non lasciarsi trascinare dalla folla, ma essere liberi e responsabili perché, ricorda Benigni, la folla sceglie sempre Barabba.

E poi la lettura e il commento dei primi articoli della nostra carta fondamentale, l’art.1, 2, 3 … I principi fondamentali spiegati agli italiani, che già dovrebbero conoscerla.

La costituzione, la legge del desiderio la definisce nella sua cavalcata lungo tutti i principi fondamentali. Ricorda i padri e le madri costituenti e li ringrazia per il lavoro fatto. La più bella del mondo raccontata dal maestro che esalta ogni parola e attualizza pensieri scritti nel 1947.

Giada Mercadante

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