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Barca iscritto al Pd. “Politica del territorio e via il finanziamento”

Fabrizio Barca (foto da internet)

Fabrizio Barca, ministro “sorpresa” della Coesione Territoriale del governo Monti, decide di iscriversi al Partito Democratico. “L’ho deciso alle cinque meno dieci mentre stavo sorvolando Sulcis” ha spiegato l’economista che ha continuato. “L’importanza primaria è formare un governo; il Pd ha nelle mani il futuro del paese. Senza i partiti non esiste democrazia, il finanziamento deve arrivare da chi è dentro il partito non dallo Stato altrimenti diventa arduo fare dei distinguo tra Stato e Partito.” Il rischio di creare una lobby interna, favorendo i partiti più ricchi, e di far ‘morire’ la res – publica  è alto; ma non è l’unico punto che Barca ha in comune con Matteo Renzi anche se ci tiene a precisare: “Renzi fa bene a parlare di rinnovamento di metodo e linguaggio, ci sono molte cose che mi accomunano a lui ma non siamo uguali. E nemmeno avversari, io non punto alla dirigenza del partito.”

La politica del territorio

Secondo Fabrizio Barca la manovra più importante e significativa che un partito politico dovrebbe attuare risiede nel radicamento territoriale. “La politica deve essere fatta sul campo altrimenti si delinea un distacco incolmabile con gli elettori ed i cittadini: il destino di Sulcis non può essere deciso a Roma.” avverte Barca. “Il Pd esiste nei territori; perché i problemi regionali giungano a Roma bisogna parlare, discutere e anche litigare. Questo non puoi farlo su facebook o twitter: solo dal conflitto (e dal dialogo) nasce l’innovazione, per questo penso che in Grillo non ci sia democrazia.”

Barca ha pubblicato una sorta di manifesto politico intitolato “Un partito nuovo per un buon governo – Memoria politica dopo 16 mesi di governo“, scaricabile dalla rete. Lo scritto consta di 6 capitoli ed un Addendum in cui Barca analizza la crisi economica che sta attraversando l’Europa (“Sono molte le incertezze dell’UE; questa è una delle crisi più grandi della storia del capitalismo”) e propone una sua idea per un partito di sinistra che vada contro il finanziamento pubblico. “Io sono di sinistra” afferma Barca “ed il Pd lo è allo stesso modo. Siamo uno dei pochi paesi in cui si deve usare la parola “centrosinistra” per catalogare un partito politico.”

Per dovere di cronaca, questi gli unici stati del globo terrestre che non prevedono il finanziamento pubblico ai partiti: Afghanistan, Botswana, Cambogia, Repubblica Centrafricana, Egitto, Ghana, Iran, Iraq, Libia, Nigeria, Pakistan, Sudan e Zambia.

Tutti famosi per una grande tradizione democratica.

La logica del “tutto o niente” cinquestellata sembra prendere il sopravvento: un conto è criticare costi e modalità, un altro è favorire la logica lobbistica.

Dichiararsi apertamente di “sinistra” (e non, si badi, di centrosinistra) e poi essere favorevole all’abolizione totale del finanziamento pubblico è un ossimoro prosaico di cui il nostro paese farebbe sicuramente a meno.

Simone Giuffrida

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