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Banca Carige: dal Governo 1,3 miliardi  per salvarla, giudizio positivo della FABI

Per la FABI il fattore tempo è determinante

 

Per il salvataggio di Banca Carige il Governo italiano è sceso in campo mettendo sul piatto un fondo da 1,3 miliardi di euro.

La bozza del decreto è iniziata a circolare nella giornata di lunedì 7 gennaio 2019, ma un dettaglio non è sfuggito: la data riportata in intestazione, novembre 2018, ha confermato che le discussioni dell’esecutivo sul salvataggio di Carige sono iniziate ben prima della fine dell’anno, nello specifico non appena si è reso necessario l’intervento del Fondo Interbancario.

Ma spieghiamo in sintesi cosa prevede il decreto.

Il MEF ha già garantito fino a 3 miliardi di nuove obbligazioni che lo stesso istituto ligure emetterà nei prossimi giorni, ma non solo. Il Tesoro si è altresì impegnato alla sottoscrizione (massima) di 1 miliardo di nuove azioni Carige che potrebbero vedere la luce in caso di ricapitalizzazione precauzionale.

Per il 2019 il Governo italiano ha già stanziato 1,3 miliardi (giù dai 2 miliardi originariamente previsti nella bozza di novembre scorso). In sintesi stiamo parlando di 1 miliardo di euro (al massimo) per la ricapitalizzazione e 300 milioni di garanzie sull’emissione di passività fino a un massimo di 3 miliardi. Il salvataggio di Carige sarà «pagato» dai tagli ai fondi multilaterali di sviluppo e al fondo globale per l’ambiente.

Lo schema proposto ha ricalcato quasi alla perfezione quello utilizzato con MPS, tanto che gran parte degli osservatori ha già parlato di un vero e proprio «copia e incolla» con il decreto Gentiloni del 2016.

Il decreto per il salvataggio di Carige dovrà ovviamente ricevere il via libera della Commissione europea. L’obiettivo? Quello di evitare le accuse di aiuti di Stato e altresì quello di procedere alla ristrutturazione dell’istituto ligure.

Tra gli ostacoli maggiori anche la cessione di 1,5 miliardi di crediti deteriorati e la ricerca di un partner con cui dar finalmente vita all’agognata fusione.

Sulla vicenda Carige è intervenuto anche il sindacato dei Bancari FABI, il più rappresentativo in seno alla categoria in Italia per voce del suo leader, il Segretario Generale Lando Maria Sileoni.

”Per Carige il fattore tempo è determinante ed entro febbraio sarà presentato il piano industriale. Non si parla di esuberi fino a che non ci sarà un partner, ma solo di un cambio di modello organizzativo che potrebbe prevedere la mobilità e la riqualificazione del personale. In futuro ci opporremo a qualsiasi ipotesi di licenziamento perché abbiamo gli strumenti per gestire eventuali eccedenze di personale”. È quanto dichiara Sileoni, dopo l’incontro con i commissari del gruppo Carige straordinari a Genova. “Obiettivo dei commissari straordinari del gruppo, che stanno facendo un buon lavoro, è – spiega – creare una realtà appetibile per un compratore. In quest’ottica, si sta procedendo a una rapida dismissione dei crediti deteriorati per alleggerire i bilanci, per scendere sotto il 10% stabilito dalle regole della Banca centrale europea. Il dossier Carige è stato sicuramente visionato da diversi gruppi bancari, ma è ancora presto per parlare di potenziali acquirenti”. Sileoni giudica ”positivo l’intervento del Governo, che serve a tranquillizzare il mercato e i clienti della banca: in caso di necessità, Carige sarà ricapitalizzata e quindi comprata dallo Stato. È una sorta di piano B, sia per prendere tempo sia per dimostrare che la banca non è sola. Un piano B da far scattare solo se non andrà in porto la ricerca di un partner, da parte dei commissari straordinari, nell’ottica della fusione auspicata anche dalle autorità di vigilanza” conclude.

 

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Filippo Virzì

Giornalista radio/televisivo freelance, esperto in comunicazione integrata multimediale.

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