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Ballarò, video copertina Crozza: “M5S, i dissidenti nel vaffangulag”

“La notizia che aspettavamo, sono anche un po’ emozionato, col nuovo decreto del governo le famiglie italiane risparmieranno 5 euro all’anno sulle bollette… due crodini a famiglia praticamente, senza arachidi” Comincia così Maurizio Crozza nella sua copertina ad apertura di Ballarò, puntata del 18 giugno 2013.

“Ho capito perché non si sono concentrati sullo Ius Soli, si sono concentrati su Sta gran sola. Il governo l’ha chiamato il decreto del fare… Ma chi glieli trova i nomi dei decreti a Letta. Sembra un’anatema del Signore degli anelli! Io Gandalf il grigio dico a te Frodo… come ti chiami di cognome Frodo? Il Fisco”

“Chiamatelo decretino del cazzo! Fa anche più simpatia. Dopo il decreto del fare mezzo mondo si chiede e quello del dire, baciare, lettera, testamento quando lo approvano? Ieri Obama quando ha visto Enrico Letta ha chiesto What is decreto del fare? E Letta gli ha risposto Immagina puoi”.

“Berlusconi ha detto di sfiorare il rapporto deficit Pil tanto non ci cacciano. Silvio ha sempre avuto problemi con il Pil!  Pare che sia indagato in Irlanda per riciclaggio ed evasione fiscale. Io non ci credo… conoscendolo! Ora che c’è il G8 in Irlanda… pur di esserci si fa indagare pure lì. Meno male che c’è l’esercito di Silvio… È vero che sono tutte crocerossine?”

“Ormai ci sono più dissidenti nel M5S che nella Russia degli anni Sessanta… Chi non è d’accordo viene seppellito vivo nei vaffangulag! Un movimento che è entrato in politica al grido di tutti a casa, il buono esempio lo sta dando”.

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Un Commento

  1. Giuse, da quando hai ottenuto il recente, fantastico, risultato elettorale ho iniziato a inviarti delle lettere per manifestare apertamente, ed in modo entusiastico, il mio euforico consenso. Per la prima volta avvertivo come certamente raggiungibili i due obiettivi più importanti di cui la nostra Nazione aveva ed ha bisogno: togliere il regime di nomina che tutti i partiti usano per controllare i loro parlamentari e promulgare una legge seria sulla corruzione.

    Questa situazione mi rendeva ottimista, soprattutto perché il tuo successo rappresentava un motivo di orgoglio per un intero gruppo di ragazzi di quaranta o cinquant’anni fa. Tu, Giuse, che hai trascorso la giovinezza in piazza Martinez, a Genova, insieme a tanti altri della nostra generazione, hai reso ai miei occhi questo luogo ancora più magico; dopo la tua affermazione così perentoria e inimmaginabile, hai fatto sentire partecipi di un sogno molti di noi, che percepivamo come nostra almeno una minima parte del tuo trionfo, della riuscita di un personaggio così incredibile, pulito, utile che si presentava alla ribalta della storia recentissima di un’Italia scassata con le credenziali delle idee chiare ed oneste, le uniche in grado di farci uscire dalle secche della decadenza civile, morale e politica. Io avvertivo in te addirittura la superiorità rispetto alle parti sane di tutti i partiti che in anni e anni di attività non erano riusciti a fare niente di quelle poche cose di cui aveva bisogno l’Italia. Tu, Giuse, ci stavi riuscendo ed io mi sentivo immeritamente protagonista, presente, vicino. Insomma: ero convinto di esserci. Ero convinto, infatti, che tu stessi percorrendo una strada verso la soluzione di problemi ai quali fino a poco tempo prima nessuno avrebbe osato contrapporsi.

    Sono sempre stato convinto che se una persona ruba, sapendo di non essere perseguibile, l’unica cosa di cui potrà pentirsi quando lascerà la vita politica, sarà di avere rubato poco. Una sana e onesta legge sulla corruzione, produce come primo effetto l’allontanamento fisiologico di quelli che, avendo sempre rubato, scappano subito in pensione per non dover restituire il maltolto. Quindi l’entrata in vigore di questa legge (sempre se ben fatta) avrebbe terrorizzato i nuovi arrivati e portato per la prima volta alla riduzione di quella vergognosa cifra di ruberia pubblica che la Corte dei Conti ha quantificato, negli ultimi tempi, sui 60 miliardi all’anno, che rappresentano i “compensi” aggiuntivi pretesi dalla nostra classe politica/dirigente per il proprio lavoro di spendere i soldi della collettività.

    E tutti finalmente lo percepiranno quando finalmente sempre la Corte dei Conti si incaricherà di stabilire di quanto sarà il risparmio sociale annuo per la “ non percepita corruzione” a causa della promulgazione di questa sana legge di cui nessuna parte politica ha mai sentito il bisogno. L’altra legge, di cui si avvertiva e si avverte l’urgenza, è una radicale riforma del sistema elettorale che cancelli per sempre devianze come quella del “porcellum”; tale aberrazione permette di avere un parlamento suddito di chi ha nominato i suoi membri. Tutta l’attuale classe politica, che da questa anomala legge trae immensi vantaggi, evidenzia una malcelata felicità nella non soluzione di questo problema, come del precedente. Facciamo un esempio vicino nel tempo: Roberto Della Seta sarebbe stato rieletto con il triplo dei voti per il suo impegno contro l’inquinamento di Taranto se gli fosse stato possibile presentarsi nella ultima tornata elettorale; invece fu escluso dal partito, per soddisfare le esigenze della famiglia Riva e, proprio e solo per questo, non mise più piede in Parlamento.

    Queste due deficienze, che sono e rimangano mancanze democratiche, cioè la corruzione e il sistema di votazione gestito dai partiti, avevano fatto la fortuna dei nostri espertissimi regimi dell’ultimo ventennio, perché ad ogni minimo turbamento dei nominati che potesse influenzare l’oleosità del sistema, sarebbero stati immediatamente sublimati alle successive elezioni; senza che, per questo, nessuno dovesse mai rendere conto a nessuno, sia a destra che a sinistra.

    Con te, Giuse, in merito a queste poche e fondamentali cose, eravamo a un passo dalla storia. A un passo dall’azzeramento dell’humus su cui cresceva e gongolava il nostro precisissimo sistema consociativo che accomuna governo e opposizione; questo humus, con una serie di giusti interventi sarebbe sparito completamente e per sempre!

    Il potere per arrivare a tanto, Giuse, tu lo avevi intelligentemente acquisito con la trasformazione dei fans delle tue perfomances artistiche e della tua personalità effervescente e lucida, in seguaci convinti, i quali avrebbero ben presto aumentato il proprio numero costituendo un blocco di consenso elettorale mai visto in così poco tempo, e di gran lunga superiore a quello di partiti di antica tradizione e di sofferenti storie pluridecennali. Ora, avendoli coinvolti in un movimento, tu avevi le chiavi del giochino in mano; infatti, con tali presupposti, i parlamentari del Partito Democratico avrebbero avuto due possibilità per sopravvivere: o fare finalmente quello che dicevi tu, e rendersi davvero partecipi della storia, o andare avanti con le solite ammucchiate (le “grandi intese”) finendo per discutere all’infinito dei problemi di Berlusconi. Tu, Giuse, eri insomma l’unico che non aveva nessun interesse ad accordarsi con i paladini della consuetudine malata del ventennio precedente, perché il cambiamento lo avevi prodotto tu ed era inevitabile che lo dovessi anche gestire. Lo sapevano, quelli del PD, e lo avrebbero obtorto collo prodotto e subìto, magari spacciandosi poi per gli artefici dello stesso cambiamento. E poi cosa importava, a fronte dei risultati raggiunti a vantaggio di tutti? Questo evento sarebbe stato un nobile obiettivo raggiunto, per una volta, da una intelligente politica.

    Invece i fatti si sono sviluppati in un modo talmente dissonante, offensivo e deludente, per me e per una parte dei tuoi elettori, che non era pensabile fosse stato attuato dal Grillo da me e da questi conosciuto. Per armonia io, inizialmente, cercavo di temperare dentro di me la delusione e darmi diverse spiegazioni dell’accaduto. Non essendoci riuscito ti ho scritto dicendoti che la gente che incontravo, e che ti aveva votato, non capiva e non condivideva il motivo per cui non volevi fare un governo (con qualunque tipo di appoggio, anche esterno) che consentisse però il raggiungimento dei due obiettivi cardine per la nostra politica, senza i quali non si va da nessuna parte. I numeri c’erano, non dimenticarlo mai. In quel momento nessuno sarebbe stato in grado di imporre a te e a una valanga di elettori modifiche non gradite al “nostro” programma. Non ne avevano nemmeno la forza, ormai.

    Tu mi hai telefonato due giorni dopo la mia ultima lettera e non mi hai dato neppure l’opportunità di controbattere alle tue veementi rimostranze. Era un monologo. Il tono era quello arrogante di chi parla con i “minimi”, di chi parla con “chi non conta”, di chi parla con chi deve stare solo a sentire. Dicevi che non avevo capito nulla e pensavi di convincermi. Non ci sei riuscito. Ti è parso normale impormi di comunicare alle persone “che parlavano con me” (come se il mio pensiero non contasse ed io fossi solo un portavoce senza cervello) che non avrebbero più dovuto votarti, perché quello che non riuscivi a fare, con quasi il 30 % dei voti, lo avresti fatto in seguito con il 100% dei voti. Il tuo delirio, da comico questa volta involontario, non ti faceva più tener conto dei numeri. Ti sentivi superiore anche alla matematica. In quel momento ho avuto contezza dei tuoi cedimenti, ho misurato e soppesato i tuoi limiti. I limiti di una persona brava, geniale, unica, fortunata ma che conosce la politica come un gatto può dirsi esperto di filologia romanza. Tu, Giuse, non conosci la politica. Conosci solo il successo. Tu non pensi agli obiettivi perché non hai obiettivi, non li hai mai dovuti riconoscere, definire, inseguire, raggiungere. Tu, agli obiettivi, ci sei sempre stato dentro, te li sei trovati così, come uno si trova i piedi in fondo alle gambe. E l’Italia avrebbe proprio bisogno di un paio di piedi per cominciare a camminare; ma tu non sai come si fa a costruire qualcosa che non esiste, perché conosci solo quello che la sorte ti ha sempre concesso senza lasciarti nemmeno il tempo necessario per desiderarlo. La tua è un’autostrada tutta dritta, priva di curve, priva di code, su cui corri da solo e alla fine non paghi nemmeno il pedaggio.

    Hai avuto la sorte di appartenere a un gruppo di miliardari senza macchia, assieme a pochissimi imprenditori, che hanno sempre lavorato, con onestà e con successo, senza nessuna possibilità di essere ricattati. Siete diversi, tu e quegli altri, perché siete semplicemente i migliori! Nel tuo caso i soldi ti son sempre stati dati da persone contente di pagare il biglietto, anzi, pronte a sentirsi fortunate di essere riuscite a comperarlo e felici di trascorrere due ore in compagnia della tua arte e della tua intelligenza. Ragion per cui la tua ricchezza è comunque pienamente meritata.

    Poi sei entrato in politica: il risultato è stato impressionante, abbacinante e forse fuorviante anche per me.

    Ebbene Giuse, io non ricordo di avere provato delusione più grande di quando sono riuscito a constatare che eri tu quello che non stava più capendo nulla di ciò che il destino lo aveva chiamato a fare! Ripenso a tutte le e-mail che ti ho spedito: prima di congratulazioni, poi di felicità e speranza, infine di critica e di delusione estrema.

    Non ti perdonerò di avermi fatto assistere ai penosi collegamenti in streaming (che io ho visto in televisione ma che hanno mostrato di essere ugualmente figure di merda… anche se si chiamano “streaming”) di tuoi eletti che stavano eseguendo confusamente i compitini loro assegnati dall’alto (che non è mai stato così penosamente basso) mandante politico. I compitini, dicevo, con lo “Smacchiatore di giaguari”.

    Tu avevi l’obbligo morale di andare a parlare con Bersani! Tu dovevi anche correre il rischio di essere convinto! Tu rappresentavi le esigenze di dieci milioni di elettori. Possibile che nessuno tra chi ti era vicino ha osato dirti: “Ma che cazzo stai combinando, Giuse?” Hai avuto forse vergogna, forse paura o addirittura terrore. Perché non ti sei assunto le tue responsabilità! E la colpa va ricercata all’origine, cioè in quell’autostrada senza pedaggio di cui sopra, quella senza code né curve, senza obiettivi, e senza problemi, e se ci sono c’è incorporata la miglior soluzione; l’autostrada dei “fortunini”, dei “culi larghi”, di quelli che gli van tutte dritte. Buon per loro. Ma non possono e non devono rappresentare nessuno. Farebbero solo dei gran danni, come è accaduto a te.

    Hai combinato un disastro, Giuse, lasciando trapelare la speranza della via giusta da intraprendere per poi avvitarti su te stesso, sulla tua incapacità di lottare per raggiungere obiettivi che, evidentemente, non ti riguardano. Hai ammazzato l’unico sogno che ancora potessero nutrire tutti quelli che i piccoli, mediocri, insignificanti obiettivi della loro vita se li devono sudare facendo muro contro i privilegiati e i prepotenti, cioè coloro che l’onestà la prendono a dileggio.

    I partiti rappresentano milioni di persone, e per chi li gestisce è doveroso avere obiettivi, non può non averli; non averne è semplicemente da sciocchi, e gli sciocchi fanno i disastri più grandi! È la frequentazione di quella felicissima autostrada che ti e ci ha rovinato. La mancanza di obiettivi, l’inesistenza, per te congenita, di questi ti ha mandato a sbattere, e forse non te ne sei neppure accorto!

    Giuse, dai retta a me torna a fare teatro, che sei e rimarrai il migliore, e lascia la politica agli altri. Tra l’altro fra i tuoi del Movimento qualcuno bravo si è intravisto. Goditi il tuo meritatissimo successo ma non utilizzarlo mai più per offendere quei dieci milioni di sfortunati.

    I tuoi sguarniti elettori ( perché abbisognano di mezzi, che non vedo, per raggiungere i loro obiettivi) che di successo se ne intendono poco, ma di vita grama sono attenti conoscitori, le scelte dei ricchi le hanno sempre subite, come questa ultima furbata dell’abolizione dell’Imu che li ha chiamati a finanziare quella parte di costo della politica che avrebbero dovuto pagare i propretari di case. Il tutto naturalmente, in rigoroso silenzio.

    Pensa a nuotare, divertiti, vai in vacanza, vai dove diavolo ti pare prima che mi venga (e come a me a tanti altri) la voglia prorompente di mandarti dove tu hai preteso di mandare un sacco di gente negli ultimi anni soltanto urlandoglielo. Avevi la possibilità di spedirceli davvero, con una spintarella e con un semplice sussurro. Hai invece voluto continuare a gridare anche quando non ce n’era più bisogno per mascherare la tua inconsistenza. Alla fine hai mandato veramente affanculo soltanto un sogno, che magari non era nemmeno tuo. Era il nostro. Di tuo c’era solo il trionfo.

    n
    Marco Grasso

    http://marcograsso.blogspot.com/

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