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“Assistenza sessuale per disabili” già una realtà in molti Stati

L’assistenza sessuale per disabili sta diventando sempre di più una vera e propria realtà. Molti paesi come Olanda, Germania, Belgio e i Paesi Scandinavi hanno istituito dei servizi di “assistenza sessuale per i disabili” offrendo loro prestazioni sessuali.

C’è chi parla di totale distruzione dell’etica e della morale, c’è chi invece è a favore pensando a quelli che sono i bisogni sessuali di ogni essere umano. Infatti la condizione del diversamente abile crea riflessione sotto questo punto di vista. Le difficoltà nell’instaurare i rapporti sono elevate, ma non perché il disabile abbia qualcosa in meno, ma perché la società è strutturata su caratteristiche umane differenti da quelle vissute dal diversabile.

Le esigenze sessuali sono presenti in ogni uomo e nella condizione di difficoltà come potere rimediare a tale disagio? Gli altri Stati sembra che abbiano risolto questo problema. Infatti le statistiche parlano chiaro: otto disabili su dieci si rivolgerebbero ad un assistente sessuale. Quindi è proprio un bisogno reale. Questa però sembra essere una tematica da trattare con i guanti bianchi in quanto i rischi sono anche tanti. Il disabile infatti potrebbe affezionarsi all’assistente sessuale (magari innamorarsi) e alla fine uscire sconfitto dall’esperienza provata. Altro rischio è quello dei controlli che possono verificarsi inesistenti e di mercato illecito che potrebbe scoppiare trasformando l’assistenza sessuale in un giro di prostituzione. È anche vero che l’esperienza sessuale è un bisogno fisico che tutti vivono e quindi perché gli altri si e loro no?

Ultimamente in Italia un caso che ha fatto discutere è quello di una ragazza romana di 31 anni. Debora De Angelis si definisce infatti un’assistente sessuale per disabili o una “lovegiver” e vorrebbe che la sua professione venga riconosciuta a tutti gli effetti dallo Stato Italiano. Se questo avvenisse realmente sarebbe la prima assistente sessuale per disabili d’Italia, ma tale battaglia da lei iniziata sembra difficile che possa concludersi con un epilogo a suo favore. La sua storia comincia dopo aver conosciuto la vicenda del fisico nucleare Fulvio Frisone, affetto da tetraparesi spastica, che per colmare il suo disagio aveva dei rapporti sessuali con prostitute. Debora, dopo assistenza agli anziani capì di poter offrire ai clienti dei servizi differenti per appagarli sessualmente e mentalmente.

Debora afferma «era un lavoro cercato e voluto, mi piaceva sapere di essere di stimolo per le loro menti abbandonate a uno stato vegetativo da parenti iperindaffarati o badanti con difficoltà di linguaggio. Fu in quel periodo che si sviluppò in me la dote che oggi mi porta a sostenere di poter interagire sessualmente con una persona disabile, allo scopo di aiutarla a sentirsi bene nel proprio corpo: l’empatia». Inoltre aggiunge «una lovegiver è qualcuno di completamente a posto col proprio corpo e con la propria sessualità, dotato di grande empatia, che può aiutare a risolvere problematiche legate alla sessualità senza alimentarle ai fini di preservare una clientela. Tutto questo si raggiunge in parte con una naturale inclinazione, in parte attraverso una formazione adeguata con psicologi e sessuologi. È inutile confrontare assistenza e prostituzione; appena si approfondisce la questione, si capisce quanto siano diversi questi due approcci alla sessualità».

Alessandro Quartararo

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