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Asi Agrigento: dirigenti accusati di gravi reati reintegrati nelle funzioni

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Gli ex Consorzi ASI, oggi confluiti nell’IRSAP, sono stati per decenni terra di pascolo dei più svariati interessi mafiosi e spesso oggetto di malversazioni miliardarie ad opera di chi li dirigeva.

Tra le varie sedi territoriali, un posto di rilievo proprio in queste malversazioni e collusioni è stato assunto dal consorzio di Agrigento in cui durante il commissariamento di Alfonso Cicero, oggi presidente dell’IRSAP Sicilia, sono stati scoperti e denunciati comportamenti di alcuni dirigenti ai limiti dell’incredibile per sfrontatezza ed impunità. L’allora Commissario Cicero non esitò a denunciare una lunga serie di fatti risalenti ai massimi dirigenti del consorzio, fatti di una tale gravità da indurre lo stesso commissario a procedere con la massima urgenza al licenziamento di questi dirigenti proprio per impedire che si arrecassero ulteriori danni irreparabili agli stessi enti.

I fatti denunciati da Cicero vennero pienamente accolti dalla Procura della Repubblica che ne ha chiesto il rinvio a giudizio per vari reati associativi, producendo un lungo e dettagliato atto accusatorio.

Giorno 16 dicembre saranno tutti davanti al GUP, con la Regione che si costituirà parte civile a seguito della delibera assunta dal governo regionale lo scorso 30 giugno su iniziativa del presidente Rosario Crocetta e dell’assessore alle Attività Produttive Linda Vancheri, affiancando l’Irsap, l’ex Consorzio Asi di Agrigento e gli altri consorziati.

Il presidente Cicero ricorda che “la procedura di licenziamento venne viziata ad arte da dipendenti infedeli che con le loro omissioni, dilazioni di tempo e pretesti favorirono gli accusati, rendendo così attaccabile il provvedimento sotto il profilo formale, con ciò arrecando danni su danni all’ASI, questi dovevano verificare la fondatezza delle accuse della procura ed invece hanno adottato una procedura irregolare.”

“Queste gravi omissioni – prosegue il presidente Cicero – hanno consentito ai dirigenti dell’ASI di Agrigento accusati dei reati, Callari e Gibilaro, di fare ricorso contro il licenziamento, opponendo questi vizi formali creati ad arte e che sono stati accolti dalla Corte di Appello del Tribunale del Lavoro di Agrigento, in quanto non sarebbero stati rispettati alcuni passaggi del procedimento disciplinare prima di giungere al loro licenziamento.”

L’IRSAP ha già annunciato il ricorso in Cassazione avverso questa decisione, ma resta gravissimo il problema posto da una sentenza che non ha potuto entrare nel merito dei comportamenti pesantemente contestati da Cicero ai dirigenti, che, invece, la Procura della Repubblica di Agrigento li ha ritenuti gravissimi reati (peculato, truffa e abuso), ma dovendosi per legge fermare alla valutazione del rispetto dei passaggi procedurali, si è trovata costretta a non poterli verificare senza entrare nel merito, pur provvedendo alla compensazione delle spese processuali, come a significare che qualcosa in questa vicenda continua a non essere chiara.

L’udienza innanzi al GUP per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio è fissata per il prossimo 16 dicembre e restano le ombre descritte nell’atto di accusa della Procura che descrivono per l’ASI di Agrigento un clima da Far West, una sorta di terra di conquista senza regole e, questa la valutazione dei vertici IRSAP che ricorrono in cassazione, solo con il licenziamento di quei dirigenti si poteva interrompere il giro di malaffare che si era affermato.

Fortissima infatti la preoccupazione dei vertici dell’ente regionale per gli esiti di una sentenza che vedrebbe reintegrare gli indagati proprio in quei ruoli per i quali sono accusati dei reati di truffa, peculato, abuso d’ufficio.

Alfonso Cicero costretto a vivere sotto scorta a seguito di numerose minacce, dopo essersi rifiutato di garantire lavoro a ditte che avevano già ricevuto interdittive antimafia da parte della Prefettura, ai nostri microfoni racconta la storia dei due dipendenti.

Il presidente Cicero, che da anni combatte una pericolosa battaglia con dettagliate denunce contro le infiltrazioni di Cosa Nostra nel settore industriale e contro la gestione collusa di alcune ASI, non nasconde l’amarezza nell’aver assistito alla trasformazione delle ex ASI in centri di potere malavitoso mentre “dovevano assicurare autonomia e sviluppo grazie anche ai numerosi finanziamenti ottenuti per diversi decenni dalla ex cassa per il mezzogiorno, dai patti territoriali e dai finanziamenti europei, e invece gli undici enti delle ASI siciliane, hanno lasciato solo 300 milioni di euro di debiti. Di questi 300 milioni, ben 50 milioni di debiti interessano l’Asi di Agrigento, un ente che negli anni avrebbe consentito l’accrescimento di interessi economici del tutto illegali, sottraendo per fini personali enormi risorse agli imprenditori onesti dell’agrigentino e favorendo quelli malavitosi.”

Una battaglia ancora tutta da combattere ma che l’industria siciliana e l’intera regione non possono perdere e sulle cui vicende dovrà farsi piena luce. La lettura dell’atto di accusa della Procura di Agrigento, che alleghiamo integralmente insieme al comunicato ufficiale dell’IRSAP, puo’ essere utile ai nostri lettori per comprendere il livello degli affari denunciati, il modo in cui venivano amministrati importanti istituzioni regionali ed i rischi che corre chi queste nefandezze ha il coraggio di denunciare pubblicamente.

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