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Armao non ci sta, difende l’art.37 e replica a Baccei.

Gaetano Armao coordinatore nazionale di Sicilia nazione ribadisce l’importanza dell’art 37 dello statuto siciliano che recita testualmente:

“1. Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi.

2. L’imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima.

E replica ad Alessandro Baccei, a suo dire assessore regionale  all’economia “per conto Renzi” in una nota di seguito riportata integralmente.

“Le affermazioni dell’assessore Alessandro Baccei sono gravi e confusionarie sull’autonomia mentre sono  elusive sulla situazione di logoramento di bilancio di cui è adesso responsabile.

Sentir vaneggiare di modifiche dello statuto come se fossimo alla ‘festa della fettunta’ è davvero inaccettabile. Un assessore che è venuto a regolare i conti in favore dello Stato, non solo ha portato a termine il compito, teorizzando che l’autonomia regionale non si può reggere finanziariamente anche attuando lo Statuto, ma adesso ci propone l’abrogazione dell’art.37 e di questo parla con Renzi all’insaputa del Parlamento. Sembra una battuta, è purtroppo solo una volgare scorrettezza istituzionale.

Sentir riconoscere che effettivamente – come ho denunciato per primo – il Governo Crocetta ha rinunciato a contenziosi vinti per miliardi di euro, che  in più si rimettono allo Stato 600 milioni di crediti verso la Sicilia con la cancellazione dei residui, che mancano 1,5 md€, che si sono bloccate le vendite degli immobili, da chi dovrebbe far quadrare i conti e si accorge solo adesso di questo degrado finanziario che non consente ancora di avere i documenti contabili  dovrebbe indurlo a rassegnare le dimissioni, chiedendo scusa del fuori onda.

Sentir poi dire che non avrei intentato reazioni contro lo Stato quando non solo ho promosso decine di contenziosi costituzionali, molti vittoriosi ed ai quali questo Governo ha poi rinunciato, mentre non vi è traccia di analoghe iniziative sue e di Crocetta, può essere confutato  dalla semplice verifica delle delibere di giunta

Addossare le colpe di decenni di bilancio alla mia gestione è scorretto e falso, i bilanci che ho firmato non solo sono stati votati dal suo partito, ma sono stati parificati dalla Corte dei conti, la stessa che, circostanza mai avvenuta, lo ha convocato qualche giorno fa con preoccupazione prima che il bilancio venga predisposto.

Sentir dire che non ha ricevuto l’invito ad un pubblico confronto sul bilancio è giustificabile solo per il poco tempo che passa in Sicilia e l’ancora minor tempo che dedica alla lettura dei media siciliani che in gran parte hanno dato la notizia della sfida che abbiamo lanciato come Sicilia Nazione.

Se vorrà indicarci un giorno di quelli che passa a Palermo saremo pronti al confronto, a meno che non voglia venire al termine delle mie lezioni di contabilità pubblica all’Università”.

 

 

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