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“Ardizzone mente sapendo di mentire”. Duro attacco del M5S

foto di Paolo Pace

“Ardizzone non ha la serenità e l’imparzialità per presiedere questo Parlamento, presidente si dimetta”. Il gruppo parlamentare del Movimento 5 stelle all’Assemblea regionale siciliana chiede la testa del numero uno di Sala d’Ercole, dopo “il violento e scomposto attacco” a Cancelleri, che Ardizzone ha fatto dopo l’intervento di quest’ultimo a sostegno dell’emendamento anti vitalizi.

L’attacco al presidente è arrivato per bocca del capogruppo Francesco Cappello, nel corso di un vigoroso intervento ieri in aula, nel quale il capogruppo ha usato parole di fuoco anche contro Crocetta per le numerose retromarce fatte sulle norme targate Movimento 5 Stelle. L’attacco a Giovanni Ardizzone è stato replicato pure oggi, nel corso di una conferenza stampa durante la quale il rappresentante dei grillini non gli ha risparmiato duri strali, insistendo sulle sue dimissioni. E solo su questo i pentastellati possono fare affidamento, perché il regolamento parlamentare non prevede mozioni di sfiducia contro il presidente dell’Assemblea, “seppure esiste la possibilità, che noi non trascureremo di valutare, di chiedere la revoca della delibera dell’elezione che lo ha portato allo scranno più alto di Sala d’Ercole”.

Il presidente dell’Assemblea regionale deve essere super partes- prosegue nella sua filippica Cappello- regolare i lavori d’aula, dare o togliere la parole e stabilire l’ammissibilità o meno degli emendamenti. Ardizzone ha voluto usare il parlamento come una sorta di regolamento di conti nei confronti del Movimento 5 Stelle perché, purtroppo per lui, Giletti non lo invita a parlare di vitalizi e privilegi in trasmissione. Ma non è colpa nostra o di Giancarlo Cancelleri”. Quindi, la difesa del suo predecessore.

“Il presidente Ardizzone ieri ha accusato un nostro collega di aver attentato alle istituzioni del parlamento regionale siciliano, per aver “detto delle menzogne e delle falsità. Cose assolutamente non vere perché lui mente sapendo di mentire. L’operazione di individuazione delle cause di esclusione e di sospensione è già avvenuta durante la discussione della legge sulla spending review. L’articolo 11 della legge 1/2014 stabilisce che il vitalizio e le pensioni possono essere sospese o escluse nel caso in cui il deputato abbia commesso reati contro la Pubblica amministrazione. Allora volere girare questa frittata con il tema della materia penale, cui si riferisce Ardizzone, è un tentativo da leguleio di campagna che non funziona”.

L’oggetto del contendere, è l’emendamento alla manovrina del M5S antivitalizi, presentato in aula e che mirava a sospendere le erogazioni dell’Ars a coloro che sono stati condannati per reati legati alla mafia. “Ardizzone – ha proseguito Cappello – accampa questioni di competenze statali su materia penale che non stanno né in cielo né in terra. La questione del vitalizio non è di natura penale, ma economica, a dispetto di quello che cerca di far passare Ardizzone”. Il decreto Monti che la Sicilia ha recepito, prevede che con semplice regolamento si possa sospendere o revocare il vitalizio a chi si sia macchiato di reati contro l’amministrazione.

“E’ l’Ars – aggiunge- che eroga il vitalizio a Cuffaro, non il Parlamento nazionale ed è l’Ars che può decidere se toglierlo o meno, così come ha già statuito con l’articolo 11, comma 2, delle legge numero 1 del 2014, la cosiddetta legge sulla spending review”.

Poi l’affondo. “Ardizzone ci ha attaccati anche sui “100”consulenti, ma noi ne abbiamo 1 milione, sono  i cittadini che ogni giorno ci danno una mano oltre a quelli che ci aiutano”. A prendere poi la parola anche Giancarlo Cancelleri che approfitta dell’occasione per togliersi un sassolino dalla scarpa sui conti dei gruppi verificati dalla Corte. “E’ stato dimostrato – sostiene – che i nostri conti sono a posto e verificati. Qualcuno ha approfittato di questa situazione per dire che eravamo indagati. Non è vero ed è stato dimostrato. Ci aspettiamo che alla notizia venga dato lo stesso risalto di quando ci hanno dato falsamente come indagati”.

All’incontro coi giornalisti era presente anche il deputato Giorgio Ciaccio, che ha puntato l’indice contro il Palazzo per la scarsa trasparenza, che impedirebbe ai deputati di venire a conoscenza di dati reali, tra i quali, l’ importo della busta paga del segretario generale dell’Ars.

Un sistema – ha detto – Ciaccio di cui è responsabile Ardizzone”.

Intanto, per avere accesso a numerose informazioni del Palazzo, sconosciute al Movimento, i deputati Cinquestelle hanno riproposto la questione dell’accesso all’Ufficio di presidenza, da cui attualmente sono esclusi “pur  essendo noi – ha detto Giampiero Trizzino – la seconda forza politica dell’Ars”.

Anche alla luce della sostituzione del vicepresidente eletto a Bruxelles, Salvatore Pogliese, i deputati del Movimento hanno chiesto la convocazione della commissione regolamento dell’Ars, chiedendo la soluzione al problema sollevato da oltre un anno.

Tornando alla questione vitalizi, già lo scorso 7 maggio, il presidente dell’Assemblea aveva dedicato ampio spazio vicenda, citando il caso dell’ex governatore Salvatore Cuffaro: “Si tratta di una pensione di 4 mila euro netti e si è montato un caso come se l’Ars avesse approvato una norma per salvare questo vitalizio – specifica Ardizzone – nulla di più falso. Abbiamo recepito il decreto Monti, che prevede lo stop solo per reati contro la pubblica amministrazione. Potevano, come Parlamento autonomo, non accogliere il decreto Monti, invece lo abbiamo fatto e ho voluto fortemente inserire questa norma nel nostro regolamento. Ma sono più che contento che sia emersa questa storia e che se ne sia montato un caso, perché nessuno parla del fatto che se un parlamentare nazionale viene condannato anche per reati contro la pubblica amministrazione, vedi il caso di Luigi Lusi (l’ex tesoriere della Margherita, ndr), non scatta alcuna sospensione. Ma nel caso di Cuffaro, che è il male assoluto, ammesso che il no al vitalizio venisse esteso anche ai reati per mafia, il contributo verrebbe comunque erogato perché la norma riguarda i consiglieri regionali e i sindaci, ma non i deputati nazionali”.

Ma intanto, come ha accusato Cancelleri, l’emendamento è stato bocciato a stragrande maggioranza dell’Ars. La votazione ha evidenziato quattro tipologie di votanti che Cancelleri ha suddiviso in fieri (a favore), nemici (contrari), vigliacchi (assenti) e quaquaraquà (falsi assenti).

Marina Pupella

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