Economia & Lavoro

AnciSicilia, finanziaria e fondo autonomie locali

AnciSicilia. Foto Internet

Sulla rideterminazione in Finanziaria del Fondo per le Autonomie locali, l’AnciSicilia ha predisposto uno studio analitico circa la ripartizione delle risorse, partendo da un confronto tra il 2012 e il 2013.

Da ciò emerge che mentre la parte del fondo destinata agli investimenti (180 milioni di euro) non ha subito variazioni rispetto al 2012, alcune serie criticità riguardano il fondo ordinario di parte corrente.
• la prima e più grave problematica che l’Associazione rileva è relativa alla previsione dell’ultimo comma dell’art. 7, ovvero la disposizione che collega la copertura finanziaria di 110 milioni al finanziamento della spesa sanitaria. Non essendovi certezze circa l’entità dei trasferimenti regionali, ai fini della chiusura dei bilanci comunali, tale norma pone problemi di natura ordinamentale e di legittimità tecnico-contabile. A prescindere dalle incertezze legate alla spesa sanitaria, in ogni caso dall’analisi effettuata dall’AnciSicilia, la quota di parte corrente risulta, rispetto al 2012, inferiore di circa 40 milioni.

• Vi è, poi, preoccupazione circa l’adeguatezza delle risorse stanziate per le spese da sostenere per il ricovero dei minori disposto dall’autorità giudiziaria e per le spese riguardanti i pazienti dimessi dagli ex ospedali psichiatrici.

• D’altro canto se è apprezzabile l’incremento del fondo per i comuni in stato di predissesto (20 milioni), è pur vero che tali risorse avrebbero dovuto essere considerate aggiuntive rispetto a quelle ordinarie.

• In più è stato eliminato il fondo di rotazione (45 milioni di euro) per le spese inerenti la gestione integrata dei rifiuti.

• Appare insufficiente, anche alla luce di quanto originariamente previsto dal DL 69 (art.8), pure lo stanziamento di 67 milioni di euro, come compensazione a seguito della soppressione dell’addizionale all’accisa sull’energia elettrica.

A questo bisogna aggiungere che le risorse previste dalla Regione per i contrattisti (292 milioni) non coprono l’effettivo fabbisogno (307 milioni) e conseguentemente costringeranno i comuni a integrare tali risorse o a ridurre le ore di lavoro.

“Tale stato di cose, se dovesse permanere, – spiegano Giacomo Scala e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario generale dell’AnciSicilia – è destinato ad incidere in maniera insostenibile su tutti i comuni e, in particolare, risulterebbero ancor più penalizzati i comuni con popolazione inferiore ai 5 mila abitanti. Alla luce di questi dati, riteniamo doveroso convocare in via d’urgenza gli organi direttivi dell’associazione al fine di poter valutare le opportune iniziative da intraprendere. Rispetto alla pesantissima situazione finanziaria in cui versano i comuni siciliani, testimoniata dall’incremento dei comuni in stato di dissesto e dalle sempre maggiori violazioni del patto di stabilità, ci auguriamo che anche in questa occasione il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, e il governo regionale mostrino la loro sensibilità nei confronti degli enti locali e intervengano con una tempestiva correzione di rotta. Come AnciSicilia siamo certi che il permanere di tale quadro finanziario, relativamente ai trasferimenti regionali, comprometterebbe gli sforzi di tutti quei comuni che hanno fino ad oggi evitato il dissesto, riducendo spese e aumentando le imposte”.

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