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Almaviva l’appello a Matteo Renzi per fermare i trasferimenti a Rende, oggi in una lettera aperta che chiede dignità per i lavoratori

IL MODERATORE 198 – MATTEO RENZI A PALERMO (di redazione) Sembra quasi un salto a ritroso nel tempo si torna a parlare di Almaviva e stavolta al centro della cronaca i trasferimenti di 154 operatori che da Palermo sono stati destinati a Rende in Calabria, un argomento affrontato nei giorni precedenti che ha visto la protesta e la profonda delusione dei dipendenti del call center coinvolti nel trasferimento, molti dei quali costretti forse a rinunciare al posto di lavoro visti gli alti costi di un eventuale cambio di sede rapportati alla precarietà di un contratto part-time e così oggi attraverso una lettera aperta si è invocato l’intervento del Presidente del Consiglio.

I lavoratori del call center Almaviva di Palermo hanno inviato oggi una lettera aperta al presidente del consiglio Matteo Renzi preoccupati per la loro sorte. La decisione di “deportare” 154 lavoratori, per lo più part-time, da Palermo a Rende, costringendoli quasi automaticamente ad autolicenziarsi, non va nella direzione dell’accordo siglato il 31 maggio scorso al Mise. Lo scrivono nero su bianco le Rsu di Almaviva Contact Palermo di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl che chiedono a Renzi che fine abbia fatto quell’accordo “dopo 4 mesi dalle trionfalistiche dichiarazioni di salvataggio dei lavoratori Almaviva”. L’azienda Almaviva minaccia di riaprire le procedure di licenziamento perché non ritiene esistano più i presupposti di tenuta di quell’accordo “che – scrivono le Rsu – ha dato l’illusione che l’azienda non avrebbe potuto più intraprendere azioni unilaterali e pretestuose, che avrebbe rispettato la dignità dei suoi circa 10 mila dipendenti, che avrebbe investito in innovazione, formazione e sviluppo considerando i lavoratori una risorsa e non un costo, che avrebbe puntato al rilancio dei centro più in difficoltà redistribuendo il lavoro in maniera più equa fra i vari centri produttivi”.

Al presidente del Consiglio si chiede anche che fine abbia fatto il tavolo di crisi sul settore dei call center che si è riunito una sola volta dalla sua costituzione, lo scorso marzo. “Illustrissimo presidente, le chiediamo di dare la dignità che meritano ai circa 80 mila addetti del settore dei call center che ogni giorno, 365 giorni l’anno, 24 ore su 24, con la massima professionalità e sempre col sorriso sulle labbra, forniscono ai cittadini italiani assistenza di tipo amministrativo, tecnico e commerciale per conto delle maggiori aziende fornitrici di servizi del Paese, a cominciare dai lavoratori Almaviva”.

Di seguito la lettera al presidente del Consiglio:

“Illustrissimo Presidente, a quasi quattro mesi dalle trionfalistiche dichiarazioni di “salvataggio” dei lavoratori Almaviva, ci si ritrova come in un déjà vu a dover rivivere le ansie e le angosce di una prospettiva priva di futuro. Ancora una volta la nostra Azienda minaccia di riaprire le procedure di licenziamento collettivo perché, a suo dire, non ci sono i presupposti di tenuta dell’accordo, sofferto e contestato, sottoscritto il 31 maggio scorso.

Un accordo siglato nelle stanze del Governo, al M.I.S.E., e che, proprio per questo motivo, ha fatto pensare che le cose sarebbero andate diversamente.

Un accordo che ha dato l’illusione che l’Azienda non avrebbe più potuto intraprendere azioni unilaterali pretestuose e che avrebbe rispettato la dignità dei suoi circa 10.000 dipendenti; che avrebbe investito in innovazione, formazione e sviluppo considerando i lavoratori una risorsa e non un costo; avrebbe puntato al rilancio dei centri più in difficoltà redistribuendo il lavoro in maniera più equa fra i vari centri produttivi. La decisione, presa nelle ultime ore, di deportare 154 lavoratori, per lo più part-time, da Palermo a Rende (Cosenza-Calabria), costringendoli quasi certamente ad autolicenziarsi, non va esattamente in questa direzione.

Un accordo che ha anche registrato l’impegno del Governo ad affrontare la spinosa questione della crisi dei call center in Italia. Ad onor del vero, è stato istituito un tavolo di crisi permanente per il settore, che avrebbe dovuto riunirsi mensilmente e che avrebbe dovuto affrontare temi quali: applicazione dell’art.24 bis, lotta alle gare al massimo ribasso, creazione di un fondo di investimento per l’innovazione del settore, applicazione della clausola sociale per dare garanzia di continuità occupazionale e consolidamento dei diritti acquisiti. Registriamo purtroppo che, il suddetto tavolo di crisi si è riunito una sola volta dalla sua costituzione lo scorso marzo.

Illustrissimo Presidente, Le chiediamo formalmente di dare, finalmente, la dignità che meritano ai circa 80 mila addetti del settore dei call center, che ogni giorno, 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, con la massima professionalità e sempre col sorriso sulle labbra, forniscono ai cittadini italiani assistenza di tipo amministrativo, tecnico e commerciale per conto delle maggiori aziende fornitrici di servizi del Paese, a cominciare dai LAVORATORI AlmavivA”.

 

 

Le RSU ALMAVIVA CONTACT PALERMO

SLC CGIL – FISTEL CISL – UILCOM UIL – UGL

 

 

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