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Allarme edilizia scolastica, oggi convegno al Cerisdi di Palermo

“Migliaia di potenziali trappole”. Avevano definito così la situazione delle scuole siciliane i deputati del Movimento 5 stelle, lo scorso settembre lanciando l’allarme edilizia scolastica in Sicilia.

“Dei 3.415 istituti ricadenti nel territorio siciliano si sa poco o nulla per quanto attiene ad agibilità, sicurezza e rispetto delle norme. E i dati conosciuti sono per giunta vecchi di un paio di anni”. Ad ammetterlo candidamente l’assessorato regionale all’Istruzione e Formazione professionale in risposta ad un’ interrogazione del deputato all’Ars Salvatore Siragusa, che chiedeva lumi sull’anagrafe scolastica siciliana, sullo stato del rispetto delle normative in tema di edilizia scolastica e su quali iniziative si intendessero adottare per monitorare lo stato di messa in sicurezza degli istituti. In pratica, l’assessorato retto da Mariella Lo Bello ammette di avere tutt’altro che sotto controllo la situazione. Non sono solo i soliti grillini a gridare al lupo al lupo, ma anche il Consiglio nazionale dei geologi, attraverso il suo presidente Gian Vito Graziano, che denuncia la mancanza di sicurezza nelle scuole italiane.

“Un patrimonio edilizio vetusto di circa 42mila scuole, di cui oltre il 60% costruite prima del 1974, in situazione di permanente emergenza legata alla necessità sia di messa a norma, sia di manutenzione ordinaria e straordinaria”, argomenta Graziano. Non solo. A destare preoccupazione ci sono anche  “27.920 edifici scolastici costruiti in aree a elevato rischio sismico”.

Sulla grande ammalata del Paese, la scuola, si è tornato a parlare anche oggi a Castello Utveggio a Palermo, in occasione del convegno “Edilizia scolastica, emergenza e sicurezza in Sicilia”, al quale hanno preso parte, fra gli altri, il presidente del Cerisdi, Salvatore Parlagreco, il responsabile del Servizio edilizia scolastica e universitaria dl Dipartimento regionale Istruzione e formazione, ingegnere Mario Medaglia, ed il presidente provinciale dell’associazione nazionale Genitori, Tanino Maggio. Che punta subito il dito contro i governi nazionale e regionale per la disattenzione con cui affrontano le gravi criticità del nostro sistema scolastico.  “L’edilizia scolastica in Sicilia è alla frutta- riferisce Maggio. E’ una situazione di grande disagio quella con cui devono confrontarsi alunni e genitori. Noi non abbiamo la certezza che i nostri ragazzi stiano in quegli edifici in totale sicurezza. Le scuole non hanno mezzi, ormai sono ridotte a strutture colabrodo. Deve succedere qualcosa di veramente grave perché i governi nazionale e regionale intervengano tempestivamente e concretamente? C’è un totale disordine nel distribuire le risorse, lo si fa in modo irrazionale e sempre dietro all’emergenza e alla precarietà.

Non si può offrire un’educazione ai nostri figli in emergenza continua- prosegue- ma bisognerebbe che le istituzioni usassero strategie e le risorse che ci sono al meglio, ma soprattutto dovrebbero investire in questo settore. A Cuba il 14 per cento dei fondi nazionali vengono destinati alla scuola e all’Università, l’ Italia invece ne riserva solo un misero 4 per cento. Ma si può continuare così?  Non è solo un problema di tetto che crolla, ma di riscaldamenti che mancano o non funzionano, di bagni fatiscenti, di aule sporche, non è in questo modo che si contribuisce all’offerta formativa. Manca il senso della sicurezza e del decoro, la scuola è una seconda casa, non è una struttura a sé stante, i nostri figli vanno tutelati e garantiti e lo Stato deve farlo”.

Un pesante j’accuse quello lanciato da Maggio, che merita risposte, soprattutto perché si parla si sicurezza e tutela dei ragazzi.  “Le risorse sono molte esigue rispetto alle esigenze del territorio – riferisce ai nostri taccuini Medaglia-  si fa di tutto per cercare di ottimizzare quelle che ci sono per dare priorità a quelle più urgenti, soprattutto per le ristrutturazioni di edifici già esistenti e in seconda battuta per le nuove costruzioni che vengono privilegiate solo nei casi di edifici totalmente inagibili, per i quali il recupero sarebbe svantaggioso da un punto di vista tecnico ed economico. Ma nuove costruzioni per nuova offerta formativa al momento non è prevista”.

Già, ma a Palermo ad esempio, in via Marina Alliata, è stata realizzata una struttura, rimasta incompleta e da anni è in totale stato di abbandono. Come mai queste cattedrali nel deserto, va bene la nuova edilizia, ma perché lasciare marcire delle strutture già realizzate e mai terminate? Chiediamo al responsabile del Servizio edilizia scolastica della Regione.  “A questo io non so rispondere, perché la competenza è dell’ente locale. In pratica, per le scuole di primo ciclo la competenza è dei comuni, per quelle di secondo ciclo le “province”. Noi, riceviamo le istanze da parte dei proprietari degli immobili, quindi i comuni e le province che avanzano richiesta o di ristrutturazioni e di nuove costruzioni che vengono presentate nel momento in cui ci sono le opportune risorse. L’unica cosa che possiamo dire è che stiamo riattivando il sistema dell’anagrafe edilizia scolastica, che dovrebbe essere operativo fra circa sei mesi. Questo ci consentirà di monitorare la situazione ad esempio dei finanziamenti che vengono erogati e che non vanno a buon fine perché i lavori sono interrotti per il fallimento dell’impresa appaltante, ad esempio.

Riverseremo- continua Medaglia- dopo averli aggiornati, tutti i dati fermi al 2008 e i vari enti provvederanno ad introdurre tutte le modifiche intervenute fino ad oggi. Sarà un sistema che ci permetterà di verificare se tutte le scuole sono a norma, quali sono le eventuali criticità così da poter intervenire. Gli enti locali potranno così presentare in casi di avvisi o bandi i progetti tramite questo sistema”.

Ma in Sicilia esisteva già un sistema di anagrafe edilizia? “In realtà noi non avevamo un nuovo sistema informatico che ci consentisse di travasare tutti questi dati e di aggiornarli. Così abbiamo sottoscritto una convenzione con la Regione Toscana, che ne possiede uno molto avanzato che è stato adottato già da 18 regioni. Una volta in uso, sarà nostra competenza formare il personale degli enti locali che dovrà poi inserire i dati richiesti”.

Per il prossimo futuro, come e con quali risorse si interverrà per  l’edilizia scolastica? “C’è è un decreto interministeriale del Mise e del Miur che assegna 40 milioni di euro l’anno per trent’anni a tutte le regioni italiane tramite un mutuo. E’ stato già sottoscritto, ma al momento è all’attenzione della Corte dei Conti”.

Marina Pupella

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