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Albert, dimissioni sì o no? Ecco il punto sulla Formazione professionale

Le voci di dimissioni del dirigente regionale per la Formazione professionale Ludovico Albert hanno mandato in fibrillazione il mondo politico e sociale siciliano. Al momento c’è solamente una nota dell’assessore Accursio Gallo dove si legge che Albert “considerate le dimissioni del presidente Lombardo e la modifica dell’assetto della nuova giunta di governo, si è reso disponibile a lasciare l’incarico”. Le dimissioni del dirigente piemontese saranno dunque sul tavolo nella prossima riunione di giunta, resta però l’ansia e l’incertezza per quanti ruotano intorno al comparto della formazione professionale.

Abbiamo provato a fare il punto della situazione con il dott. Francesco Morello, giovane dottorando di Ricerca in “Formazione della persona e Diritto del mercato del lavoro” all’Università di Bergamo – Adapt.

Dott. Morello cosa pensa della querelle sulle dimissioni di Albert?

“Le dimissioni del Direttore Generale Ludovico Albert, chiamato dal Piemonte dal Presidente Raffaele Lombardo per riformare il sistema delle formazione professionale in Sicilia, confermano quanto sia confusa, politicamente intrigata e giuridicamente bizantina la gestione di uno degli strumenti più incisivi di inclusione sociale”.

Al momento qual è la situazione della formazione professionale in Sicilia?

“In Sicilia la formazione professionale, di cui è competente ex art. 119 Cost. la Regione, è stata per lo più modulata in base alle esigenze degli enti di formazione accreditati ‘privati’ e dei formatori piuttosto che in base ai fabbisogni di competenze e skills richieste ai lavoratori dall’evoluzione del marcato produttivo. Per tale ragione è adesso difficile gestire un apparato di più di 8 mila lavoratori precari (in totale il 46 % dei formatori italiani sono in Sicilia) che vivono in attesa dell’erogazione dei fondi necessari per avviare i corsi. Lo scorso giugno la Corte dei Conti nel suo giudizio di parificazione del bilancio regionale ha analizzato con cura il programma operativo 2007- 2013 dei FSE constatando che poco meno del 20% dei fondi era stato adoperato. Le risorse del FSE, come più volte ha ribadito la Commissione, devono servire a rafforzare il collegamento degli ammortizzatori sociali con le politiche attive, finanziando progetti che contribuiscano a tradurre in realtà gli orientamenti della strategia Europa 2020, e non certo a ingabbiare gli operatori degli enti di formazione. 286 milioni di Euro sono stati destinati con l’avviso 20/2011 a una serie di enti di formazione che ancora oggi aspettano l’erogazione per far partire i corsi”.

Quali invece le prospettive?

Il superamento della legge 24 del 1976 è senza dubbio un passo in avanti, seppure doverosamente imposto da Bruxelles, nell’ottica della trasparenza e dell’evidenza pubblica, nel sistema di erogazione dei finanziamenti solo in base a quanto effettivamente prodotto in termini di qualità e corrispondenza ai piani formativi stabiliti. Il sistema di accreditamento così come la scelta dei percorsi formativi deve essere il prodotto di uno studio attento delle governo regionale e delle parti sociali, sia sulle modalità organizzative e funzionali dell’ente, sia sulle specifiche competenze richieste dal nostro particolare mercato. La formazione in definitiva deve essere volano di una rinascita produttiva dell’isola; infatti l’attenzione al Capitale Umano, motivato e preparato, è la chiave di volta per rende efficiente ogni tipo di impresa. Particolarmente complessa e penosa è la vicenda degli esuberi, differenziati tra Strutturali e Congiunturali: per questi ultimi non varranno le leggi regionali di salvaguardia dei livelli occupazionali né troveranno tutela attraverso il ricorso alla CIGD per incapienza dei fondi regionali. Salvaguardare i posti di lavoro non significa perpetrare i gravi errori del passato (di cui spero la magistratura contabile italiana e europea si occuperà presto) ma significa creare le condizioni per riformare concertativamente il sistema formativo siciliano per dare una vera opportunità di rilancio occupazionale”.

Adriano Frinchi

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