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Al Consiglio Comunale di Palermo, menefreghismo e richieste di trasparenza

Foto di Alessandro Arcobasso

Sala delle Lapidi, ore 16:00. La seduta non è ancora iniziata. Il primo ad arrivare è Giulio Tantillo, capogruppo del Pdl, seguito da Giuseppe Milazzo. I commessi comunicano le nuove disposizioni: in assenza del presidente, non si può entrare. E scoppia il finimondo.

A rilento, i consiglieri raggiungono il proprio posto e i lavori prendono il via. A presiederli è Nadia Spallitta, vicepresidente del Consiglio Comunale. L’apertura è dedicata alle comunicazioni.

Tra i primi a prendere la parola, Pietro La Commare (Idv/Rc). Il suo monologo sui centri commerciali e «lo studio preliminare al rilascio delle concessioni» non desta l’interesse dei colleghi. Tra i banchi della maggioranza c’è chi legge tranquillamente il giornale o naviga con l’iPad.

Il copione si ripete durante l’intervento infuocato di Tantillo. Due i punti cardine: la competenza e la trasparenza di chi rappresenta l’Amministrazione.
Il capogruppo del Pdl redarguisce la Presidenza: «la procedura letta dal consigliere Spallitta è irregolare». Poi, comunicato che «i primi di febbraio è arrivata la nota per il bilancio di previsione», incalza: «presidente, a che punto siamo?».
Infine, sulla rotazione dei dirigenti, l’attacco al Professore: «ho chiesto quali sono i motivi e la risposta alla mia interrogazione non è arrivata».

Incuriosito, anche Aurelio Scavone (Idv/Rc) ha detto la sua: «come mai la Presidenza non ha questi documenti e Tantillo si?». E non è andato per il sottile, forse per ridestare i colleghi: «ma siete impazziti? Io lo devo sapere da Tantillo? E’ una cosa indegna».

Il riferimento è alla missiva della Ragioneria Generale sugli obblighi per la formazione del PRG (Piano Regolatore Generale, ndr), giunta al presidente del Consiglio Comunale, Totò Orlando, e non ai consiglieri.

La replica della Spallitta suona come un’ammissione di colpevolezza: «consigliere Tantillo, se lei lo ritiene, se l’aula lo ritiene, sono disponibile a leggere questa nota».

Scavone, però, non ci sta e precisa: «considero gravissimo che il Consiglio sia tenuto all’oscuro di eventi fondamentali per l’attività politica. Qualsiasi ragionamento facciamo in aula – prosegue – diventa inutile, perché non accompagnato da quelle note che alcuni hanno e altri no».

Contro il silenzio di Leoluca Orlando si è scagliato pure Fabrizio Ferrara, del movimento Ora Palermo, riferendosi alle indagini sul Capodanno: «non ci possiamo stupire se non arrivano le risposte. Non arrivano neanche al Sindaco. Oppure arrivano – precisa – e le tiene nascoste al Consiglio e alla città».

Con toni diversi, anche Giuseppe Milazzo (Pdl) ha cercato di far comprendere la delicatezza della situazione.
Prima, la richiesta al Segretario Generale: chiarire pubblicamente se, a fronte del mancato adeguamento dello statuto, «tra le prerogative del Consiglio Comunale rientra la possibilità di sfiduciare i componenti dell’Ufficio di Presidenza».
Poi, la proposta per superare l’impasse: presenza degli assessori in aula e question time.

Il rammarico per la gestione dei tempi però è evidente: «dopo due ore di discussione – ammette Milazzo – siamo ancora alle comunicazioni».

Ma come dice il proverbio, il tempo c’è e il fresco pure.

Alessandro Arcobasso

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