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Agrigento, erosione costiera ed emergenza dune

La questione erosione costiera e l’emergenza al viale delle dune di san leone: l’opinione di Legambiente.

Le questioni legate all’erosione costiera, così come le problematiche inerenti ad altri tipi di dissesti idrogeologici, fanno ormai parte della nostra vita quotidiana. Queste sono da ricercare prevalentemente nei comportamenti che l’uomo, dalla rivoluzione industriale in poi, ha tenuto nei confronti della natura ritenendo di poterla controllare o perfino dominare.

Oggi, ad Agrigento, è al centro della attenzione il tratto di costa compreso tra la 3° e la 4° traversa del Viale delle Dune di San Leone. Ma allargando la visione è facile osservare e capire come tale problematica sia diffusa su tutto il litorale agrigentino: per citare un esempio, il Lungomare di Lido Cannatello – in prossimità della foce del Fiume Naro – nonostante gli interventi tampone eseguiti negli ultimi anni, rischia di crollare a causa dei marosi che si sviluppano in occasione di forti mareggiate e si infrangono proprio a ridosso di questo; identica situazione è riscontrabile lungo tutto il tratto di costa compreso tra la Foce del Fiume Naro e Punta Bianca.

In generale quando si parla di erosione costiera va sottolineato che quello che si vede al di sopra del pelo dell’acqua, ossia lungo la spiaggia emersa, rappresenta solo una piccola parte del fenomeno erosivo che coinvolge tutta la spiaggia sommersa. L’arretramento della costa avviene, infatti, solo dopo l’erosione e la parziale distruzione della spiaggia sommersa.

Qui non ci soffermiamo ad elencare le problematiche antropiche che sono causa dell’erosione costiera e che sono ormai conosciute (cementificazione dei fiumi, prelievo di materiali sciolti lungo gli alvei o dagli arenili, realizzazione di opere portuali o similari, ecc.), ma vogliamo porre l’attenzione su quanto ci aspetta per il futuro immediato e prossimo.

In considerazione dell’aumento conclamato delle temperature è ormai certo che il livello del mare tenderà ad alzarsi e in questa prospettiva occorre capire che bastano pochi millimetri di innalzamento per alterare ampi tratti di costa. Pertanto non possiamo più limitare le nostre azioni di salvaguardia alle problematiche conosciute, ma dobbiamo rivedere il nostro rapporto con tutta le aree costiere, avendo ben chiaro che qualsiasi opera venga realizzata in prossimità della costa potrebbe in futuro comportare dei costi ambientali, e quindi anche economici, molto elevati per le generazioni future.

Dopo questa premessa generale torniamo a trattare il fatto specifico che ha interessato l’opinione pubblica negli ultimi mesi ed in particolare negli ultimi giorni.

Innanzi tutto dovremmo chiederci: vogliamo ancora fruire di un tratto di spiaggia libero da frangiflutti? Se la risposta, come riteniamo, è affermativa dobbiamo ben capire che sarà necessario effettuare un investimento di risorse costante nel tempo tale da garantire alle spiagge il materiale sedimentario necessario a mantenerne l’equilibrio. Per meglio intenderci: sarà necessario effettuare dei ripascimenti periodici. Il termine “investimento” non è stato utilizzato a caso, perché dobbiamo vedere le nostre spiagge – in particolare quelle che presentano ancora una certa naturalità – come aree da valorizzare e dedicare alla fruizione e ad un turismo sostenibile, legato alle qualità delle spiagge che va a fare il paio con la ricchezza dei Beni Culturali.

Risulta pertanto prioritario – effettuati gli interventi tampone per scongiurare immediati ulteriori crolli – avviare una progettazione che preveda la salvaguardia del tratto di costa tra la 3° traversa e Le Dune, conservandone anche l’integrità paesaggistica, individuando soluzioni che non prevedano il “corazzamento” della spiaggia con opere fisse e visibili, ma interventi di ripascimento associati ad opere che non arrestino, ma riducano il trasporto del materiale sabbioso lungo le spiagge. Tali sistemi “semi-aperti” consentono di mantenere una certa naturalità del tratto costiero. Ovviamente questa soluzione non può prescindere da un continuo monitoraggio che consenta di intervenire in maniera preventiva al manifestarsi dei primi fenomeni erosivi. Per stabilizzare, in parte, il materiale utilizzato per il ripascimento occorrerà comunque realizzare delle piccole opere, tecnicamente definiti “setti sommersi”, che rallentano la corrente longitudinale e quindi il fenomeno erosivo, oppure delle “barre sommerse” che consentono il frangersi delle onde ad una certa distanza dalla spiaggia emersa. Un esempio di tutela naturale della costa è osservabile tra Le Dune e Cannatello, dove sono presenti dei depositi di materiale naturale (ciottoli, blocchi conglomeratici, ecc.) che si sviluppano parallelamente alla costa e si comportano come delle barre frenando il moto ondoso, garantendo, così, la maggiore stabilità di questa porzione di litorale (si veda foto.2 allegata).

L’intervento di ripascimento realizzato negli scorsi anni, pur rappresentando un’assoluta innovazione per il nostro territorio, non ha ottenuto il risultato atteso perché è stato realizzato parzialmente, senza i previsti  interventi triennali di reintegro di sabbie che avrebbero dovuto rimpiazzare il materiale sabbioso che naturalmente si disperde in questi sistemi “semi-aperti” che prevedono, appunto, una parziale mobilità del sedimento. Un monitoraggio attento avrebbe consentito di agire prima dei gravi danni subiti dalle infrastrutture.

E’ anche ovvio che per un prossimo futuro dovremmo concentrare i nostri sforzi alla conservazione solo di alcuni tratti di costa e/o di spiaggia, accogliendo come un processo naturale l’erosione di altri tratti: saranno proprio questi a fornire il materiale sabbioso che alimenterà naturalmente i nostri arenili. E occorrerà progettare le nostre opere future (infrastrutture costiere, insediamenti urbani, ecc.) tenendo nel dovuto conto l’assai probabile innalzamento del livello del mare.

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