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Addio ai figli di serie A e serie B. Ecco il decreto

Il Consiglio del ministri ha approvato il decreto legislativo in materia di filiazione che elimina qualsiasi forma di discriminazione tra figli legittimi e naturali, ossia nati fuori dal matrimonio.

“Scompare la distinzione tra le diverse categorie di figli, non ci sono piu’ figli di serie A e serie B, sparisce l’aggettivo accanto alla parola figli, una grande segno di civilta’”, ha detto il presidente del Consiglio, Enrico Letta.

Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, saluta come un fatto “molto positivo” la decisione dell’esecutivo di “riconoscere ai bambini un diritto importante, fino ad ora negato”.

“I bambini – sottolinea Palma – hanno diritto al pieno riconoscimento, senza alcuna differenza”. “Le disuguaglianze hanno inevitabili ripercussioni dal punto di vista psicologico – conclude Palma – Se i figli non sono tutti uguali anche dal punto di vista educativo puo’ esserci un trattamento differenziato, con ovvie implicazioni negative”. “Eguaglianza giuridica” di tutti i figli, nati nel matrimonio o fuori da esso “nel pieno rispetto dei principi costituzionali e degli obblighi imposti a livello internazionale”.

Questo il punto centrale del decreto legislativo, che era stato predisposto nella precedente legislatura da un’apposita commissione, presieduta dal professor Cesare Massimo Branca, istituita presso la presidenza del Consiglio dei ministri. Queste le novità della riforma, che riguarda anche modifiche al codice penale, a quelli di procedura penale e civile e alla legge consolare.

Viene introdotto il principio per cui la “filiazione fuori dal matrimonio produce effetti successori nei confronti di tutti i parenti, allo stesso modo in cui li produce la filiazione nel matrimonio”: viene così eliminato in tutta la legislazione vigente ogni riferimento ai figli “legittimi” e a quelli “naturali”.

Stop alle discriminazioni per i figli adottivi: nei casi di adozione piena, ossia che riguardi persona minorenne, si acquisisce lo stato di figlio “nato nel matrimonio”. Esclusa, invece, l’equiparazione per gli adottati maggiorenni, per i quali non sorge alcun vincolo di parentela con i parenti degli adottanti.

Viene superata la nozione di “potestà genitoriale” e introdotta quella di “responsabilità genitoriale”: una diversa visione che “privilegia il superiore interesse dei figli minori”.

Viene prevista la “legittimazione degli ascendenti”, ossia i nonni a far valere il “diritto di mantenere rapporti significativi con i minori”, ferma restando la “valutazione delle istanze alla luce del superiore interesse del minore”.

Viene specificata la nozione di abbandono, con la previsione della segnalazione ai Comuni da parte dei tribunali per i minorenni delle situazioni di indigenza dei nuclei familiari. (AGI)

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