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Teatro alla Guilla: 8 e 9 gennaio due performance con Giovanna Velardi e Stellario Di Blasi

velardi attraversamenti multipliDoppio appuntamento con la danza nella stessa serata al Teatro alla Guilla (via Sant’Agata alla Guilla, 18). Due performance a seguire, la prima con Giovanna Velardi e la seconda con Stellario Di Blasi.

8 e 9 gennaio ore 21

“REGARDE- MOI DEDANS – (LOOK ME INSIDE NOW)”
Coreografia e interpretazione: Giovanna Velardi
Costumi: Concetta Guercio
Musiche : John Tavener ” The Lamb”
Testo: Giovanna Velardi

La protagonista è un donna che non ha paura di esprimersi, che si mette a nudo e grazie alla scoperta del piacere nel donarsi, che si illumina e non si vergogna di mostare le sue fragilità. La danza disegna un percorso nell’ombra che diventa chiaroscuro fino ad arrivare alla luce, che trasforma chi danza in una donna piena di vitalità portatrice di una luce che ti riempie dentro e ti scalda il cuore. Una donna felice di amare di aver scoperto quel sentimento che alle volte è difficile provare, che ti invita ad esprimerti.

La difficoltà la rende fragile come i rami di un albero che si adattano al tempo, al clima, allo spazio, ma allo stesso tempo la rende forte quando si propaga la luce, quando la attraversa e la mette in risalto. Si concede a chi è curioso di lei e sa anche ribellarsi, giocare, rinnovarsi, come una suite di danza che si compie nelle differenze ritmiche. Lei riflette gli altri attraversata dalla luce, diventa specchio di un’immagine, quella che vogliamo essere piu’ nostra. La creatura sul palco traccia un percorso intimo di luce ed ombra che stimola a guardarsi dentro, guardare dentro, guardarla dentro.

“LA MEDESIMA OSSESSIONE: IL CORPO”
Ideazione e Coreografia: Stellario Di Blasi
Costumi: Stellario Di Blasi
Luci: Stellario Di Blasi
Musiche originali e improvvisate dal vivo: Marco Saija
Interpreti: Stellario Di Blasi
Una produzione: FC@PIN.D’OC
Con il contributo del MIBACT e della REGIONE SICILIA

L’ossessione di un groviglio interno di sentimenti, una metamorfosi di emozioni e sensazioni che rivelano una percezione nei termini di un’umanità incompleta divisa tra la natura istintiva e divina.  Forse è un processo interiore in cui è evidente un urgente bisogno di riconoscimento, ma anche la necessaria trasformazione di parti di sé vissute senza un’accettazione unitaria. Un’anatomia mezza umana e mezza animale in grado di mordere, penetrare e succhiare, una chimera postmoderna fatta di feticci, protesi e carne. È l’immagine, costantemente cangiante, di un essere deportato in una dimensione atemporale ingabbiata fatta di ordine e disordine.

È la disperata solitudine dell’uomo in un declino privo di speranza, la condizione dell’esistere come essere abbandonato sulla terra e relegato dalla sua condizione originale. Sesso, lotta, violenza, solitudine e fede sono gli elementi che definiscono quest’uomo.  Con la medesima ossessione di Francis Bacon e Michelangelo Buonarroti per un corpo virile e abitato, simbolo di una fragilità umana scissa tra il finito e il non finito, la pièce viaggia dentro e oltre il limite del non luogo: la nostra condizione moderna.

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