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40 anni fa la prima telefonata da un cellulare

Cellulare, foto internet

Il nome di Marty Cooper, pressoché sconosciuto, sicuramente lascerà indifferenti molti di noi, anzi direi quasi tutti. Eppure questo signore è stato il primo uomo ad effettuare una chiamata da un telefono cellulare, circa quarant’anni fa.

Marty Cooper infatti era un ingegnere della Motorola, storica multinazionale nel settore delle comunicazioni, ed era il responsabile del progetto per la creazione del primo telefono cellulare. L’ingegnere ricevette l’incarico direttamente dal vicepresidente John Mitchell, anche lui convinto di potere sviluppare una tecnologia così rivoluzionaria.
La Motorola era allora in concorrenza con un altro colosso dell’informatica e delle comunicazioni, la Bell, e ironia della sorte la prima telefonata senza fili della storia la fece lo stesso Marty Cooper, il 3 aprile 1973, camminando lungo la Sesta Strada di New York City, all’altezza dell’hotel Hilton, proprio sotto l’ufficio del suo rivale, Joel Engel, un ricercatore dei laboratori Bells di AT&T impegnato anch’egli, come detto, a sviluppare un telefono cellulare.

Oggi Marty Cooper è impegnato con la moglie Arlene Harris, nonostante gli ottant’anni suonati, alla guida della società di telecomunicazioni che assieme hanno fondato nel 1986, a Del Mar, in California: la Dyna.

I suoi ricordi di quel periodo sono ancora molto vividi: “Scherzavamo, immaginando un futuro in cui a ogni persona sulla Terra al momento della nascita sarebbe stato assegnato un numero di telefono. Mi ricordo che la prima telefonata che andò a buon fine non fu a prima, ma la seconda. La prima volta infatti accesi l’apparecchio che si collegò al volo alla neonata stazione cellulare di Burlington e da lì fu subito trasferito alla linea terrestre ma, per l’emozione, sbagliai numero. Al secondo tentativo invece raggiunsi il destinatario, che scelsi con una certa perfidia, cioè il rivale appena battuto. Lo chiamai e gli dissi: “Hey Joe, indovina? Sono sotto il tuo ufficio e ti sto chiamando con un telefono cellulare… “.

Il tutto attraverso un apparecchio telefonico grande come una scarpa e pesante come un mattone, oltre un chilo.

Quello che conta è che da quel momento si innescò una rivoluzione che ancora oggi prosegue e dati alla mano dà i suoi frutti. Marianne Fay, capo economista della Banca Mondiale, sostiene fermamente che: “ La mobile revolution, ovvero la rivoluzione dei telefonini, sta trasformando la qualità della vita, aiuta a creare nuove possibilità di impresa e cambia il modo in cui comunichiamo producendo opportunità di sviluppo su una scala mai vista prima. Parliamo qui di telefonini evoluti, naturalmente, ovvero di smartphone, collegati alla rete di Internet e con sistemi operativi in grado di gestire applicazioni utili.”

Dello stesso tenore l’intervento di Ray Kurzweill, inventore, informatico e saggista statunitense: “Oggi un ragazzino in Africa con uno smartphone ha accesso a più informazioni di quelle che aveva il presidente degli Stati Uniti soltanto 15 anni fa. È questa la novità: con gli smartphone, decine di Paesi stanno scoprendo Internet senza passare per i computer. E l’impatto è notevole. Gli esempi raccolti dalla Banca Mondiale a sostegno di questa tesi sono innumerevoli. In Niger i telefonini hanno consentito ai commercianti di grano di conoscere i prezzi sui vari mercati e di regolarsi senza doverci andare di persona. In Uganda i telefonini sono usati dai docenti per contattare le famiglie in caso di assenza degli studenti e questo ha ridotto l’abbandono scolastico. In Sri Lanka la produzione del latte è cresciuta grazie a una semplice interfaccia sms che gli allevatori utilizzano per avere informazioni. In Perù la qualità del caffè è migliorata grazie ad una app per iPad (ma utilizzabile anche via web) che tiene traccia di tutta la filiera produttiva.”

L’ultima battuta di Marty Cooper è una piccola provocazione: “La rivoluzione si vedrà non appena tutti ci renderemo conto che in fondo il telefonino ormai serve soprattutto a scambiarsi dati, informazioni, servizi. Paradossalmente, la cosa meno utile che fa oggi un telefonino è farci parlare e farci ascoltare”.

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