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36° anniversario della morte di Rocco Chinnici, le parole commoventi della figlia alla commemorazione

(di redazione) “Rocco Chinnici è stato un magistrato moderno e visionario che ha anticipato ciò che sarebbe venuto dopo di lui: ha avuto una lungimiranza a suo tempo non compresa neppure negli ambienti giudiziari e istituzionali, eppure ha contribuito a cambiare non soltanto la cultura giudiziaria ma anche il corso della storia della nostra terra e del nostro paese”.

Caterina Chinnici, magistrato ed europarlamentare, ha ricordato ieri, attraverso queste parole, il padre Rocco, capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo e ideatore del pool antimafia ucciso 36 anni fa, il 29 luglio del 1983, nella strage mafiosa di via Pipitone Federico.

Quel giorno con lui persero la vita Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, Carabinieri del servizio scorta, e Stefano Li Sacchi, portiere del palazzo in cui Rocco Chinnici abitava con la famiglia. Ieri mattina a Palermo, alla presenza delle autorità civili e militari e di un gruppo di giovani dell’associazione Libera, la giornata del ricordo si è aperta con la deposizione delle corone di fiori sul luogo della strage per proseguire, poi, con la celebrazione di una messa nella chiesa di San Giacomo dei Militari, all’ interno del Comando Legione Carabinieri Sicilia. Tra i familiari presenti: i nipoti di Rocco Chinnici e il figlio Giovanni, presidente della fondazione che porta il nome del giudice.

“Si parla spesso delle intuizioni di mio padre, ha detto ancora Caterina Chinnici nell’ intervento al termine della messa, ma occorre aggiungere che i suoi metodi di lavoro furono il risultato della capacità di comprendere a fondo prima degli altri cosa fosse il fenomeno mafioso e quale fosse la sua pericolosità. L’idea di creare il nucleo del pool Antimafia, quella di avviare la cooperazione tra le forze di Polizia e coordinarne l’attività, principio recepito anni dopo nel codice penale, e inoltre l’idea di sollecitare il cambiamento delle coscienze a partire dal dialogo costante con i giovani, furono cose fortemente innovative per le quali al tempo fu criticato. Tutto ciò però è estremamente attuale: oggi continuiamo a lavorare sulla traccia che Rocco Chinnici ha lasciato, e questo ora è anche legislazione europea.

Tuttavia, forse è proprio in questo 36° anniversario che possiamo comprendere meglio quanto fosse difficile il suo lavoro in quegli anni, ha concluso Caterina Chinnici, perché se Paolo Borsellino alla fine degli anni Ottanta, nell’ audizione recentemente pubblicata dalla commissione parlamentare antimafia, parlava di Istituzioni che non garantivano le risorse necessarie, allora è facile immaginare quale fosse la situazione di solitudine in cui quel lavoro veniva svolto tra fine anni Settanta e primi anni Ottanta. Anche mio padre, dopo la morte di Gaetano Costa, aveva chiesto maggiori risorse e più magistrati, ma non arrivò nulla. Lui non si scoraggiò e non si fermò, continuò a operare in una condizione di solitudine, di isolamento culturale e, purtroppo, anche nell’ indifferenza della collettività. Tutto questo fa capire meglio il valore del suo impegno e del suo sacrificio, e ciò vale anche per gli altri magistrati e uomini dello Stato che, da persone normali con un grande senso del dovere, portarono avanti fino in fondo una precisa scelta di valori”.

Sono state organizzate diverse iniziative per ricordare Rocco Chinnici e le altre vittime della strage di via Pipitone Federico, promosse dalla Fondazione “Rocco Chinnici” e patrocinate dalla sezione distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Il programma ha previsto alcune attività a partire dalle ore 17.30 in piazza Rocco Chinnici a Misilmeri, città natale del giudice, e alle 19 in piazza Umberto I a Partanna (Trapani), dove Rocco Chinnici lavorò come pretore. In serata a Cefalù è stata inaugurata una mostra di foto e documenti storici nella ex chiesa della Santissima Annunziata (ore 19.30) e poi, alle 20.30 in piazza Duomo, concerto della Fanfara del 12° Reggimento Carabinieri Sicilia.

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