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11 settembre: quando il nostro mondo ha smesso di essere sicuro

11 settembre 2011 (foto Internet)

Ci sono giorni che cambiano la storia dell’umanità intera, capaci di rivoltare la vita a miliardi di persone. Ci sono giorni che lasciano nella mente di ognuno di noi immagini indelebili, frammenti incastonati qua e là, nella nostra anima, che ci porteremo dietro per tutto il nostro tempo.

Sono giorni così drammatici, così sconquassanti, che si regalano ai libri di storia e la cui data resta incisa sulle pagine della nostra esistenza. Momenti tanto struggenti, sconsolanti, raggelanti in cui capisci che a volte le lacrime possono anche non bastare e che spostano il confine un po’ più in là, in un punto in cui pensavi proprio non si potesse arrivare.

L’11 Settembre, dopo quello tragico del 2001, non è più una data qualsiasi. È l’anniversario di un disastro che si è portato via, insieme alle vite di circa 2700 persone, un pezzo di ciascuno di noi, come la morte di un amico.

Quando quel pomeriggio abbiamo assistito, attoniti davanti al televisore, alle immagini sconvolgenti degli attentati alle due torri del World Trade Center, simbolo di New York, baluardo della cultura occidentale, a molti sono tremate le gambe. I più giovani, quelli che non hanno vissuto il dramma degli attentati a Falcone e Borsellino o che erano tanto piccoli da non poterlo ricordare, si sono posti forse per la prima volta domande sulla caducità della vita, sulla condizione del genere umano, capace di generare tanta violenza da scuotere nel profondo ciascuno di noi come foglie d’autunno maltrattate dal vento.

E avevamo ben ragione, se pensiamo che lo scenario globale che viviamo ancora oggi è figlio illegittimo di quell’11 Settembre divenuto forse causa, più probabilmente pretesto, per le sanguinose campagne militari statunitensi in Medio Oriente. Non potevamo sapere che undici anni dopo avremmo assistito a migliaia di persone esultanti alla notizia della morte di Osama Bin Laden, responsabile di quegli attentati, quasi come si trattasse di un gol della squadra del cuore.

L’11 Settembre 2001 ci ha cambiato. D’un tratto è stato come se ogni azione brutale e violenta avesse trovato una propria giustificazione, come se ogni guerra avesse finalmente trovato la sua vera causa. E in pochi si sono indignati se da quel giorno ogni morte è diventata soltanto una delle tante, se ogni vittima di un attentato o di un raid missilistico si è tramutata in un numero segnato a tabellone, come punteggi di una partita al biliardo.

In molti hanno perso i loro cari, quel giorno. In molti hanno perso i loro cari negli anni a seguire, vittime di un gioco al rialzo che ha richiesto un prezzo mostruoso e inconcepibile: la vita di milioni di persone.

Lo spirito belligerante proprio dell’essere umano ha suggerito di rispondere alla violenza con la violenza, alla guerra con la guerra, alle bombe con le bombe. Forse, col senno di poi, si poteva fare di più. Sicuramente oggi siamo abbastanza “grandi” e temprati da capire che in realtà le guerre si muovono solo per denaro e che far credere a tante persone di stare onorando la morte di migliaia di civili, piuttosto che il petrolio, è una strategia che funziona. È proprio allora che diventa difficile scrivere in loro memoria, che ci si sente quasi in colpa perché in tutti questi anni si è fatto ben poco di “umano” per ricordare quei caduti.

L’11 Settembre 2001 ci ha fatto avere paura di salire su un aereo, ci ha fatto avere paura di non veder tornare a casa le persone che amiamo. Quel giorno ci ha cambiato profondamente, esponendoci a nuove fobie, creando nuovi fantasmi; ha cambiato il mondo intorno a noi, ha cambiato l’informazione, i telegiornali, i modi di agire e a volte di porsi con gli altri. Dentro di noi probabilmente in eterno, l’11 Settembre si è portato via le nostre sicurezze e le nostre certezze, e non sarà mai una data come le altre. Non sarà mai, mai più, solo e soltanto un giorno di fine estate.

Paolo Guagliardito

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2 commenti

  1. Sì ma perché appunto fa parte di una strategia di guerra. Si cercava il pretesto per attaccare quei paesi e iniziare la razzia del loro petrolio. Fa male dirlo, ma è così. Quei morti reclamano giustizia. Giustizia che probabilmente non avranno mai.

  2. paolo purtroppo il mondo non è piu sicuro da quando gli americani vendono le armi a tutti quei paesi che adesso ci attacano , sinceramente non so chi ha più colpe se i terroristi o gli americani

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